Il crollo dei ponti blocca i trasporti eccezionali

La denuncia di Luca Tosto: «Il settore perderà 600milioni di euro»
CHIETI. Parte da Chieti, per voce di Luca Tosto, presidente dell'Aipe (associazione delle imprese di caldareria) e amministratore delegato della Walter Tosto spa, l'allarme sul collasso che rischia il settore del trasporto pesante con conseguenze nefaste per l'economia italiana e danni calcolati in 600milioni di euro solo per il comparto della caldareria.
Ad incidere su questo particolare settore industriale (carpenteria, serbatori, caldaie e simili) sono stati i recenti crolli di ponti e viadotti di cui la cronaca recente ha raccontato. Episodi che se da un lato hanno mostrato il nervo scoperto di un’Italia quasi totalmente priva di infrastrutture efficienti, dall'altro ha quasi definitivamente bloccato la burocrazia. Né le Province, né l'Anas si assumono infatti la responsabilità di firmare le autorizzazioni per i trasporti eccezionali eccedenti i limiti dell'art. 62 (circa 100 tonnellate), vietando di fatto a questi mezzi la percorrenza di gran parte della rete stradale della Penisola, lì dove sono presenti ponti e cavalcavia.
Una situazione che sta mettendo in ginocchio quelle imprese che si servono del trasporto pesante per le loro merci, tra cui anche la Walter Tosto. E dietro l'angolo c'è anche una nuova normativa che intende portare il limite di peso a 50 tonnellate, e che, come sottolinea Luca Tosto, «precluderà alle aziende italiane una importante fetta del mercato. Alcuni ordini raggruppano anche più apparecchi - precisa il presidente Aipe - e il fatto di non poterne fornire anche uno solo non consentirà di ricevere l'ordine per gli altri. Si stima una perdita dal 15 al 20% del fatturato. Una quota che potrebbe aumentare nel momento in cui il mercato internazionale capirà che in Italia è meglio non effettuare ordini per apparecchiature di questo genere. Alla mancanza di infrastrutture adeguate si aggiunge la problematicità del trasporto, che rende l'Italia poco attraente per le aziende straniere. Per questo motivo si innescherà sicuramente la delocalizzazione della produzione, che metterà sul lastrico migliaia di famiglie». Ma qual è la realtà dei trasporti eccezionali e delle infrastrutture in Abruzzo e in provincia di Chieti? «Una volta tanto - prosegue Tosto - bisogna dare atto che in Abruzzo dal punto di vista delle autorizzazioni le cose funzionano bene e bisogna anche dire grazie a quei dirigenti e amministratori qualificati, anche in Provincia di Chieti, che con competenza e lungimiranza, non si tirano indietro sulle necessità particolari di un settore che è uno degli aspetti distintivi dell'Abruzzo. Qui il settore della heavy industry si è ritagliato uno spazio sulle cose che io chiamo complesse, pesanti e difficili che può competere con il resto del mondo». Ma dal punto di vista delle infrastrutture le cose, neanche a dirlo, non vanno benissimo.
«Non abbiamo viadotti - continua Tosto - ma per fare un percorso di 30 chilometri da Chieti ad Ortona siamo costretti ad arrampicarci fino a Bucchianico e fare alla fine 90 chilometri. Naturalmente ogni percorso viene studiato nei minimi dettagli su strada affinchè ogni metro sia sicuro. Noi trasportatori per primi siamo attenti a dove circoliamo e in qualche caso abbiamo anche contribuito a fare opere di rinforzo. Da Francavilla, costeggiando il mare, dobbiamo fare alcune manovre contro mano. Ovviamente i nostri trasporti eccezionali (con frequenza quotidiana ndc) sono stati autorizzati sempre di notte. Ma il problema delle strade riguarda tutta la Penisola».
«Mi auguro che venga aperto un dialogo per modificare questa limitazione, qualora sia definitiva. Se la normativa andasse in porto avremmo conseguenze gravi anche in Abruzzo. Come Walter Tosto rischiamo come minimo di dimezzare la nostra capacità di attrarre nel mercato internazionale. Ma di certo non staremo a guardare».

