Il dietro le quinte: la riunione al veleno dove il campanile diventa solo un pretesto

8 Maggio 2015

CHIETI. Definirla una sfida per il campanile è riduttivo. La fusione delle Camere di Commercio fa comodo a Pescara. Chieti ha i numeri per andare avanti: può farne a meno. E comunque non è una...

CHIETI. Definirla una sfida per il campanile è riduttivo. La fusione delle Camere di Commercio fa comodo a Pescara. Chieti ha i numeri per andare avanti: può farne a meno. E comunque non è una necessità inderogabile. Ecco perché il neo presidente, Roberto Di Vincenzo, indubbiamente pescarese, ha scelto una strada intempestiva. Non può non sapere, Di Vincenzo, che l’11 maggio è per Chieti come il 10 ottobre a Pescara. San Giustino è sacro tanto quanto San Cetteo. Ma questo è uno specchietto per le allodole: l’obiettivo vero è votare subito la fusione. Di Vincenzo vuole farlo lunedì dopo la ratifica dei 28 consiglieri neo eletti e la nomina della nuova giunta che, appena nata, decreta la sua fine. Si dirà che la delibera prevede che la nuova Camera metropolitana si chiamerà Chieti-Pescara e che la sede sarà allo Scalo. Ma perché non votarla a bocce ferme? Il termometro della “febbre da campanile” è la riunione di due sere fa a Confindustria quando s’è sfiorata la rissa. Da una parte Chieti, ovvero il gruppo legato ai De Cesare, dall’altra i pescaresi. Con qualcuno che si è smarcato con un salto stile quaglia per sposare la causa Di Vincenzo del fare presto. (l.c.)