Il dito amputato alla compagna dopo la lite per il matrimonio

28 Giugno 2022

L’indagato racconta: «Lei mi ha chiesto di sposarla, io le ho risposto di no. Non volevo farle del male» Ma per l’accusa ha schiacciato di proposito la mano della donna nella porta. Il giudice: resti in carcere

CHIETI. Ha amputato il dito alla compagna dopo che lei gli ha chiesto di sposarla. Resta in carcere il saldatore di 34 anni, originario del Ghana e residente ad Arielli, finito in manette la scorsa settimana con l’accusa di lesioni personali gravi e maltrattamenti in famiglia. A deciderlo è stato il giudice del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, che – su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca – ha convalidato l’arresto eseguito dai carabinieri della stazione di Orsogna. Secondo il gip, l’indagato – che rischia una pena da quattro a nove anni di reclusione – deve rimane in cella perché è concreto il rischio di reiterazione del reato.
L’INTERROGATORIO
Ieri mattina il saldatore, assistito dall’avvocato Marco Cozza, ha affrontato l’interrogatorio fornendo la sua versione dei fatti. L’uomo ha raccontato che, quella sera, una volta tornato a casa dopo il lavoro, ha informato la compagna di essere stato assunto a tempo indeterminato. Lei gli ha chiesto di sposarla, ma il 34enne ha risposto che non era ancora arrivato il momento. A quel punto, secondo la versione dell’arrestato, la moglie si è arrabbiata, rifiutandosi di cucinare la cena, ed è stato lui a preparare il cibo anche per i figli.
IL LITIGIO
Dopo un po’, quando l’uomo si è ritirato in camera da letto, la compagna si sarebbe avvicinata per filmarlo con il cellulare. L’indagato ha assicurato di aver chiuso la porta senza accorgersi che la donna aveva la mano sullo stipite, provocandogli l’amputazione di una falange. Una versione ritenuta non credibile dall’accusa, secondo cui non si è trattato di un incidente domestico, considerando anche la forza con la quale l’uomo ha chiuso la porta. Non solo: in base al racconto della vittima, l’indagato è solito ubriacarsi e, in più di una circostanza, avrebbe anche offeso, minacciato e picchiato la donna. Per quanto riguarda l’accusa di lesioni personali, il pubblico ministero ha contestato all’operaio la doppia aggravante: quella di aver causato un indebolimento permanente della funzione prensile della mano e quella di aver commesso il fatto in occasione di maltrattamenti in famiglia.
LA VERSIONE DIFENSIVA
Dice l’avvocato Cozza: «La scelta della custodia cautelare in carcere, pur comprensibile alla luce dell’allarme sociale in materia di “codice rosso”, non appare giusta nel caso di specie, poiché non tiene conto della versione fornita dell’indagato in sede di interrogatorio, e cioè che avrebbe chiuso la porta al solo fine di troncare una discussione e senz’alcuna volontà di fare del male alla compagna. Si tratta di una ricostruzione tutt’altro che inverosimile, sulla base della quale si chiederà la revoca della custodia cautelare in carcere o comunque la sua sostituzione con una misura più lieve». Per il momento, il 34enne resta in una cella del carcere di Pescara.
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