Il Dna scagiona tutti i sospettati: delitto Lizzi senza responsabili

18 Aprile 2023

Va verso l’archiviazione l’indagine sull’omicidio di 5 anni fa a Monteodorisio: gli autori non si trovano Isolato un profilo genetico ma non corrisponde a nessuno: le tracce restano conservate in banca dati

MONTEODORISIO . Cinque anni fa fu trovato morto: era legato e con il corpo tumefatto, lasciato all’ingresso della sua casa in contrada Marracola. A distanza di cinque anni, il giallo dell’omicidio di Antonio Lizzi, 69 anni, resta irrisolto. L’indagine scivola verso l’archiviazione: il delitto di Monteodorisio, finora, non ha un colpevole. In realtà gli investigatori hanno isolato un profilo genetico che è stato trasmesso alla banca dati. Così come avvenuto per il delitto della contessa Alberico Filo della Torre all’Olgiata, risolto dopo 20 anni, l’inchiesta potrebbe riaprirsi inaspettatamente con la scoperta dell’autore.
Il caso non è semplice, ma non è stato dimenticato. Purtroppo, il dna dei frammenti di pelle trovati sotto le unghie di Lizzi restano di un profilo genetico ignoto: l’assassino non ha un nome ma nessuno lo sa e la vicenda resta un mistero. In paese i cittadini non vogliono parlarne, anche se non nascondono che continuano a sperare che prima o poi il colpevole venga smascherato. Non è escluso che l’omicida, anche dopo anni, possa essere incastrato da quel dna. I reperti acquisiti dai carabinieri sui vestiti, le scarpe di Lizzi e il furgone Fiat Fiorino con il quale il giorno del delitto il pensionato tornò a casa, purtroppo non hanno aiutato affatto i carabinieri. I militari hanno acquisito decine di dna da altrettante persone del territorio attraverso le tracce salivari. Persone che hanno avuto rapporti amicali e di conoscenza con la vittima ma nessuna di loro è risultata colpevole.
Il corpo senza vita di Antonio Lizzi fu ritrovato il 4 febbraio del 2018, il medico legale rivelò che la morte risaliva a due giorni prima. L’uomo fu trovato legato e pieno di ferite con il volto tumefatto per i colpi ricevuti. La porta di casa era socchiusa. Le comparazioni eseguite dai Ris subito dopo la rapina non hanno prodotto alcun risultato. Le impronte rilevate nella casa dell’omicidio restano a tutt’oggi tracce di persone sconosciute. Persone probabilmente incensurate. Le costole rotte, il volto ferito del pensionato, i traumi e le ecchimosi sul corpo dell’uomo trovato nell’atrio di casa, furono simili allo strazio patito dai coniugi Martelli a Lanciano, vittime di una gang di romeni. Il filone però, a detta degli investigatori, è un altro. L’unica certezza è che l’assassino non è in paese. «Chissà da dove sono arrivati quei delinquenti», è il commento dei residenti. Un pensiero condiviso da molti nel piccolo comune.
L’assassino, o meglio gli assassini (l’autopsia ha rivelato l’azione di più persone), arrivarono da fuori e agirono con violenza gratuita e brutale. Balordi giunti da chissà dove e forse sorpresi dalla vittima al suo rientro a casa: un furto andato male? Una gang che probabilmente cercava denaro e che massacrò l’uomo perché aveva reagito.
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