Il dramma di un uomo che pesa 170 chili

9 Agosto 2015

Ex operaio General Sider racconta il suo calvario e le difficoltà per essere soccorso: vorrei essere curato adeguatamente

CHIETI. Ha 66 anni, ex metalmeccanico alla Generalsider, oltre 170 chili di peso, Angiolino Fagnano vive da giorni intrappolato nella sua casa in via De Attiliis 21. Affetto da un’obesità che i medici definiscono “severa”, l’uomo non riesce più a muoversi da quando due mesi fa ha accusato un problema alla gamba sinistra. Da allora è iniziato un vero e proprio calvario. «Questo letto per me è come una galera», dice, «chiedo soltanto di poter essere curato per tutte le mie problematiche, che vanno dall’obesità alla nuova sofferenza alla gamba. Chiedo di poter essere ricoverato in una struttura adeguata, che per ora abbiamo difficoltà anche a individuare». Bloccato al terzo piano della sua casa, il primo problema che due mesi fa si è trovato di fronte è stato quello di uscire per andare in ospedale. «Non abbiamo ascensore e per me è assolutamente impossibile scendere da solo per tre piani di scale», dice. Un incubo che si è risolto solo grazie a quelli che lui chiama “gli angeli della Croce Rossa”, che non dimentica mai di ringraziare, e con l’aiuto dei vigili del fuoco e quello di amici e parenti intervenuti per l’occasione. Per tirarlo fuori si è deciso di utilizzare una speciale barella a cucchiaio messa a disposizione dai vigili del fuoco che si è fatta calare lungo tre piani di scale strette e piene di curve legandola a delle funi. Poi, una volta varcato il portone di ingresso, la barella è stata portata a braccia ancora per qualche metro, perché l’autombulanza non riusciva ad arrivare sin sotto casa. Il mezzo di soccorso non è infatti in grado di percorrere tutta la stretta traversa di via Attiliis, che parte dal piano Sant’Angelo, poco dietro la statua di San Michele Arcangelo che qualche mese fa è stata sistemata in piazza. L’ambulanza, per avvicinarsi il più possibile alla casa del signor Fagnano, è stata costretta a passare dalla traversa che costeggia la vicina chiesa di Sant’Antonio, procedendo in retromarcia. «Alla fine», racconta, «comunque sono riusciti a mettermi in ambulanza per portarmi alla clinica privata Spatocco. Lì i dottori mi hanno diagnosticato una sciatalgia acuta e mi hanno detto che sarebbe passata nel giro di pochi giorni. Ma sono passati mesi e io non posso ancora camminare».

Visto che le cose, dunque, non sono migliorate, a fine luglio si è deciso di portare il paziente presso la clinica privata di Villa Pini. Stessa procedura per tirarlo fuori di casa, con barella a cucchiaio e ambulanza a marcia indietro, per poter arrivare a una diagnosi che aggiunge patologie a patologie dopo la prima diagnosticata alla Spatocco. Il signor Fagnano mostra la lettera di dimissioni con una sfilza di problematiche per la sua gamba. Si aggiunge anche che soffre di una “obesità severa”, uno stato che, pur essendo grave, non è gravissimo, motivo per cui il paziente non può essere preso in cura dal rinomato reparto dedicato ai disturbi dell’alimentazione della clinica Villa Pini.

Il 6 agosto un sempre più angosciato e immobile Fagnano è tornato a casa e da allora sta cercando ansiosamente e spasmodicamente una soluzione per venire a capo del suo problema. E visto che non può muoversi, non gli è rimasto altro da fare che attaccarsi al telefono e chiedere aiuto. Ieri mattina prima di rivolgersi a un amico che ha lavorato nel mondo dell’informazione e che ci ha contattato, aveva chiamato persino i carabinieri.

Un maresciallo gli aveva spiegato che il suo problema doveva essere risolto nell’ambito delle strutture del servizio sanitario e che al massimo i carabinieri avrebbero potuto coordinare i suoi faticosi spostamenti in ospedale.

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