Il ds del Vacri ridimensiona la lite
Di Mascio: noi provocati dai dirigenti del Giuliano, nessuno ci faccia la morale
VACRI. La partita di calcio di Prima categoria girone C tra Vacri e Giuliano Teatino, giocata domenica, continua fuori dal campo. Ieri abbiamo raccontato le tensioni che si sono generate a fine gara tra le due tifoserie, tra cui quella del Vacri avrebbe preso di mira il presidente del Giuliano, Tiziano Coccia. Ma il direttore sportivo della squadra vacrese, Vincenzo Di Mascio, ha voluto dare la sua versione dei fatti ridimensionando l’accaduto: «Non ero presente al parapiglia che si è innescato all’esterno del campo sportivo, ma da quello che mi risulta le cose non sono andate esattamente come raccontate dal signor Coccia», commenta il dirigente.
«Innanzitutto, pare che i nostri tifosi abbiano reagito a una provocazione del presidente giulianese, che avrebbe rivolto a loro il gesto dell’ombrello. Questo è ciò che mi è stato riferito, ma non posso affermarlo con certezza perché, ripeto, non mi trovavo lì in quel momento». Si sono create tensioni, tanto che sono intervenuti il sindaco e il presidente di Vacri, Piergiuseppe Mammarella, e Remo Pantalone, a difesa della dirigenza e dei supporter del Giuliano. Lo stesso Pantalone in seguito agli incidenti ha chiesto ufficialmente scusa «per il comportamento poco civile di alcuni dei nostri tifosi».
Per Di Mascio, però, questo è stato solo un atto di «estrema cordialità verso la squadra ospitata, non un’ammissione di colpe. L’ospite è sacro, quindi è giusto chiedere scusa per ogni minimo disagio, ma non è vero che sono volati schiaffi e calci. Due donne si sono spintonate tra loro e una, cadendo, si è slogata un polso. Nulla di più, se non uno scambio di opinioni abbastanza acceso. Il nostro presidente e il sindaco hanno sedato subito il parapiglia».
E seppure ne approfitti per rinnovare le scuse da parte del Vacri alla società Giuliano Teatino, Di Mascio chiude il suo intervento con una frecciatina a Coccia: «Non accetto moralismi da uno che è stato inibito per un periodo di tempo a svolgere ogni attività dopo aver fatto cadere gli occhiali, causandone la rottura, a un dirigente di un’altra squadra, in seguito di un diverbio». (a.s.)
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