Il Fosso delle Farfalle ha il piano di gestione «Il Parco è inutile»

LANCIANO. Il sito d’interesse comunitario Fosso delle Farfalle ha finalmente il suo Piano di gestione delle risorse, uno strumento equiparabile ad un Piano regolatore urbano, che non solo potrà...
LANCIANO. Il sito d’interesse comunitario Fosso delle Farfalle ha finalmente il suo Piano di gestione delle risorse, uno strumento equiparabile ad un Piano regolatore urbano, che non solo potrà essere usato per reperire fondi per l’avvio di una vera e propria riserva naturalistica, ma che regolamenta in tutto e per tutto l’uso per le attività antropiche e ambientali, dei circa 800 ettari di territorio protetto a ridosso dei comuni di Rocca San Giovanni e San Vito. Lo studio era stato avviato già dal 2007, ma solo da due anni a questa parte ha visto concretamente la luce.
Il Piano di gestione, finanziato con 51mila euro di fondi comunitari e 16mila euro dai Comuni di Rocca e San Vito, è stato redatto da 12 professionisti tra forestali, ornitologi, erpetologi e floristi, il coordinatore scientifico del progetto Tommaso Pagliani e l’ingegnere Italo Bona. «Quando il piano diventerà efficace», ha sottolineato l’ingegner Bona, «ci saranno dei risvolti socio-economici importanti per il territorio». «Il Piano», ha spiegato il coordinatore scientifico Pagliani, «oltre a regolamentare tutte le attività all’interno del Fosso delle Farfalle, è una vera e propria carta di identità di tutte le specie di fiori, fauna, acqua e vegetazione presenti all’interno del sito che è stato studiato anche a livello geologico e di zonizzazione».
Tra le specie animali dell’habitat del Fosso delle Farfalle è tornata anche la salamandrina dagli occhiali, anfibio molto raro della grandezza di circa 10 centimetri la cui popolazione è stata confermata dagli studi effettuati e che risulta addirittura in crescita. «Siamo orgogliosi di questo Piano di gestione», intervengono Gianni Di Rito, sindaco di Rocca, e Rocco Catenaro e Luigi Comini, sindaco e assessore di San Vito, «perché a livello di pianificazione è uno studio molto superiore rispetto a quello del Parco della costa teatina. Questo lavoro dimostra l’assoluta inutilità del Parco e la conferma che le aree protette possono essere gestite in modo virtuoso direttamente dai comuni. Ciò che è stato fatto dal commissario del Parco, Pino De Dominicis, non ha invece alcuna logica perché i Comuni non sono mai stati consultati. Attendiamo ora che la Regione restituisca ai Comuni 315mila euro che nel 2007 erano stati destinati per l’avvio delle riserve, ma che poi furono stornati altrove». (d.d.l.)
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