Ortona

Il giallo di Lorena, trovata morta in casa. L’avvocato del marito: “Tutti gli elementi conducono al suicidio”

10 Luglio 2026

Il caso di Lorena Paolini morta il 18 agosto nella sua abitazione a Ortona. I legali della sorella e dello zio della donna chiedono in aula di non archiviare e di ampliare le indagini. Il marito Andrea Cieri è l’unico indagato. Attesa la decisione del giudice. (Nella foto, Lorena Paolini con la sorella Silvana)

ORTONA. Nessuna decisione, almeno per ora. Ieri, al termine dell’udienza nel tribunale di Chieti, il giudice per le indagini preliminari Maurizio Sacco si è riservato di decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione del giallo di Lorena Paolini. Giunge quindi davanti a uno degli snodi più delicati l’inchiesta aperta dopo la morte della 53enne, trovata senza vita il 18 agosto 2024 nella sua abitazione di contrada Casone. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca in aula ha confermato la richiesta di archiviazione per Andrea Cieri, 53 anni, marito della donna e unico indagato per omicidio volontario aggravato, mentre le parti offese, che si sono opposte all’archiviazione, hanno ribadito la necessità di nuove indagini, rinforzando la loro posizione a livello medico-legale.

Dopo il rinvio dello scorso aprile, disposto per consentire agli avvocati di Silvana Paolini e Leone Di Carlo, sorella e zio di Lorena, di ascoltare le intercettazioni telefoniche, gli stessi legali ha sollevato ieri una nuova eccezione preliminare, chiedendo di poter acquisire anche le copie forensi dei telefoni per sottoporle ad approfondimenti con il proprio consulente informatico Luca Russo. La strategia dei due avvocati – Francesca Di Muzio e Nicola Rullo – si concentra però soprattutto sull’analisi del solco trovato sul collo di Lorena. Secondo la procura, sulla base anche della ricostruzione del medico legale Cristian D’Ovidio, la morte sarebbe compatibile con un’impiccagione e dunque con un gesto suicidario.

Per i consulenti della famiglia Paolini, invece, proprio la morfologia di quel segno racconta una storia diversa. Attorno ai legali Di Muzio e Rullo si è costituito un collegio di specialisti composto, oltre all’informatico forense Russo, dai medici legali Ildo Polidoro, Gianluca Marella e Benedetta De Luca, e dal criminalista Nicola Capriotti e dalla genetista Marina Baldi. Una squadra che ha depositato consulenze tecniche con cui sostiene l’incompatibilità del solco con un’impiccagione, ritenendo invece che la donna possa essere stata afferrata da dietro e trascinata con una corda. «

Siamo fiduciosi», afferma l’avvocato Rullo, «che il gip individui i punti sui quali abbiamo acceso la lente. Crediamo ci siano tutti gli elementi per dimostrare che si debba indagare compiutamente, sotto il profilo medico-legale e scientifico, sul solco al collo di Lorena, che per noi parla da solo ed è incompatibile con un’impiccagione». Soddisfatta anche Di Muzio. «Il lavoro svolto dai nostri consulenti», spiega, «ha messo in luce una serie di nodi che devono essere sciolti sulla base di elementi medico-legali oggettivi che possono chiarire definitivamente la causa del decesso».

Sul fronte opposto, la difesa di Andrea Cieri si aspetta che l’inchiesta venga definitivamente archiviata. «Abbiamo insistito perché si arrivi a un decreto di archiviazione», dichiara l’avvocato Magda Di Gregorio, che assiste Cieri insieme al collega Emilio Siviero. «Riteniamo che la procura abbia svolto indagini complete e che abbia dimostrato l’estraneità del nostro assistito. Sul tema del solco al collo si continua a fare confusione: il medico legale incaricato dalla procura ha già spiegato perché gli elementi raccolti conducono alla tesi del suicidio».

Le fa eco l’avvocato Siviero: «Nel processo penale non esiste la certezza assoluta. I fatti si ricostruiscono attraverso le tracce probatorie e quelle raccolte conducono all’ipotesi suicidaria». Ora la parola passa al gip. Le strade possibili restano tre: accogliere la richiesta delle copie forensi e fissare una nuova udienza; rigettare l’opposizione disponendo l’archiviazione; oppure accoglierla ordinando nuove indagini.