Quel fascino irresistibile di Ennio Flaiano: ricordi, selfie e l’omaggio a un mito

La simpatia di Papaleo, il fascino di Gassmann e lo charme della De Angelis. Ma il mattatore è Placido, nonostante la sua assenza per un colpo di calore
PESCARA. Il caldo di questo tardo pomeriggio di inizio luglio è opprimente qui a Pescara. Viene lenito solo per un attimo dalle carezze ristoratrici dei vaporizzatori di qualche locale sul corso. Sono le 19.30 e sullo sfondo, in piazza della Rinascita, si staglia il grande palco dei Premi internazionali Flaiano. Indossare un abito elegante mentre tutt’intorno è un pullulare di gente in costume suscita un pizzico di invidia, ma la serata promette faville. E così sarà. Circumnavigo il palco e mi infilo nel passaggio che conduce al settore III, quello prevalentemente riservato alla stampa. La platea inizia a riempirsi: prevale l’eleganza, con abiti scuri per i maschietti e con le signore che fanno sfoggio di outfit eleganti, acconciature perfette e sorrisi perenni. Sotto il palco dei Premi Flaiano inizia la diretta di Rete8, con il direttore Carmine Perantuono che si disimpegna tra un’intervista e l’altra ai Vip appena arrivati mentre, a qualche chilometro di distanza, all’hotel Villa Maria che li ospita, la collega Gigliola Edmondo intervista i premiati. Qualche metro più in là, sulla piazza, c’è la Rai, con la giornalista Lucia Loffredo, che si collega con il Tgr Abruzzo della sera.
Una lama di luce taglia l’imbrunire, ma per fortuna il palco è come un mega ombrellone che ripara dalla calura. Mentre inizia a calare il buio e il cielo, parzialmente plumbeo, è punteggiato solo da qualche stella, quaggiù l’attesa è per altre stelle, quelle dello spettacolo. Le autorità sono tantissime, istituzionali e politiche; del resto come si può mancare a uno degli eventi dell’anno? Per tutti il sindaco di Pescara, Carlo Masci, impeccabile il suo richiamo all’importanza della cultura, il prefetto Luigi Carnevale, elegantissimo nel suo abito alla moda, e il procuratore della Repubblica, Giuseppe Bellelli, che regala a tutti un sorriso. Il tempo di scambiare due chiacchiere, avvistare amici e conoscenti e pian piano arrivano le star. L’applausometro premia Zerocalcare, Matilda De Angelis, Alessandro Gassmann e Rocco Papaleo. Applausi, selfie a gogò, sorrisi, saluti. Ce n’è per tutti i gusti. Ma, con tutto il rispetto per questi artisti, l’arrivo del regista Marco Bellocchio riempie il vuoto dell’attesa.
Poi si scorge il giornalista Marco Travaglio, che sopraggiunge a platea già gremita e inciampa sul bon ton con la giacca appoggiata su una spalla. Sul palco farà un riferimento a fascismo e antifascismo («C’è una parte di antifascisti che non vedono l’ora di fare ai fascisti quello che i fascisti facevano agli antifascisti. Invece, la bellezza della democrazia è che noi democratici facciamo parlare tutti, anche i fascisti. Erano i fascisti che impedivano agli antifascisti di parlare, e li torturavano e li arrestavano»). Di lì a poco la reazione stizzita di Zerocalcare: «In realtà gli antifascisti non vogliono torturare i fascisti, semplicemente forse non ci si vogliono sedere a mangiare insieme, e non vogliono fare finta che il cercare attivamente di discriminare, opprimere e rovinare la vita del prossimo sia un’opinione come un’altra che si può scegliere sullo scaffale di un supermercato».
Schermaglie che nulla tolgono alla ritualità di un Premio ambìto e atteso. Pian piano inizia a circolare, prima ufficiosamente e poi ufficialmente, la notizia di un’assenza importante. Il convitato di pietra è cinema, teatro, televisione in una sola persona. Tutto insieme. Si chiama Michele Placido e solo un colpo di calore lo costringe a disertare l’appuntamento con l’Abruzzo per ricevere il Premio Flaiano alla carriera. Alle prime immagini dei suoi successi proiettati sul grande schermo un boato lo saluta con devozione e rispetto. Il figlio Brenno (impressionante la somiglianza con il padre) riceve il premio e legge una commovente, e divertente al tempo stesso, lettera dell’artista in cui ringrazia il regista Riccardo Milani e il compositore e regista Davide Cavuti. È la risposta ideale ai pensieri letti poco prima dallo stesso Milani, presidente della sezione cinema, che con Placido ha lavorato tanto.
La serata procede tra una premiazione e l’altra, con i tempi scanditi con una precisione svizzera da una bravissima Martina Riva. Simpatico il siparietto tra il presidente delle cantine Citra, Sandro Spella, e Bellocchio. Tra una massima di Louis Pasteur (“C’è più filosofia in una bottiglia di vino che in tutti i libri del mondo”) e l’astemia del regista si respira aria di complice ilarità. Intorno alle 22, come in un film, ecco il colpo di scena. La pioggia, prima leggera e poi insistente costringe a un fuggi fuggi generale, con le signore con i tacchi che mettono a rischio la propria incolumità destreggiandosi tra poltroncine e coprifili a terra. C’è chi sale sul palco, chi si ripara sotto un gazebo (qui l’attrice Barbara Ronchi, premiata per la migliore interpretazione femminile, si presta gentilmente ai selfie dei fan), chi sceglie i portici di una piazza Salotto gremita all’inverosimile.
Sul palco, poco prima dello scroscio, una delle premiate, la direttrice d’orchestra spagnola Silvia Sanz Torre, sta leggendo una lettera (un po’ lunga per la verità). Quando il temporale estivo si dissolve, è tempo di riaccomodarsi. Con scottex improvvisati e fazzolettini di carta si asciugano velocemente le sedie. Si riparte dalla lettera della musicista. Poi il gran finale con Matilda De Angelis, capello corto e avvolta nel suo abito lilla, che con eleganza e timidezza conquista il pubblico. L’ultimo pezzo di questo Premio lo regala Alessandro Gassmann. Ricorda l’amicizia di suo padre Vittorio con Ennio Flaiano e saluta compiaciuto l’imminente riapertura del Teatro comunale dell’Aquila.
Tra mille peripezie anche questa 53esima edizione dei Premi internazionali Flaiano va in archivio. La presidente Carla Tiboni ancora una volta centra l’obiettivo e non si dilunga nel finale. Ringrazia tutti e saluta con tempismo perfetto. Sarebbe ora di cena, ma forse un gelato può bastare. Mentre ci allontaniamo il mormorio finale rivela un amore sconfinato per Ennio Flaiano, questo intellettuale figlio dell’Abruzzo. Chissà cosa avrebbe pensato oggi del riconoscimento della sua grandezza manifestato da tutti sul palco. Chissà se avrebbe apprezzato fino in fondo! Del resto è sua “Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso”. Lo immagino in disparte a schernirsi. Altrimenti non sarebbe Flaiano.
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