Comunicato Stampa: Non autosufficienza e accesso alle Case di riposo

7 Luglio 2026


(Arv) Venezia, 7 luglio 2026

Oggi, nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini, le consigliere regionali del Pd Chiara Luisetto, Vicepresidente della commissione consiliare competente in politiche sociosanitarie, Anna Maria Bigon e Monica Sambo, componenti della Quinta commissione, sono intervenute per denunciare i numeri allarmanti delle liste d'attesa per le impegnative di residenzialità, per chiedere un maggiore sostegno economico alle migliaia di famiglie che devono far fronte agli elevati costi delle rette, nonché una risposta più adeguata da parte della Regione ai bisogni di una popolazione sempre più anziana.

Per Chiara Luisetto “è mancata la programmazione regionale. Dobbiamo porci queste domande: come vogliamo invecchiare in questa Regione? Con quale dignità e assistiti da quali servizi? In questi anni, la Regione del Veneto non ha saputo programmare un sistema di accoglienza realmente adeguato alle persone non autosufficienti, né ha investito risorse sufficienti per garantire che l'ultima parte della vita trascorsa in una struttura possa essere vissuta con dignità. Ci troviamo così di fronte a case di riposo, in particolare le IPAB, costrette a fare i salti mortali per chiudere i bilanci, mentre continua a mancare una riforma complessiva. Dall'altro lato, ci sono famiglie che non riescono più a sostenere rette sempre più elevate e costi assistenziali in aumento. Di fronte a questo quadro preoccupante, la politica regionale avrebbe dovuto esercitare una progettualità di lungo respiro e di governo del sistema: invece, troppo spesso si è limitata a interventi tampone, non strutturali, pensiamo alle DGR 465 e ai 400 euro al mese dati, tolti e ora rifinanziati per un anno. Questo, soprattutto di fronte a numeri che fotografano una popolazione che invecchia e che avrebbe sempre più bisogno di servizi adeguati e di una politica capace di programmare, investire e dare risposte concrete.”

“I dati regionali, ottenuti attraverso un accesso agli atti, mostrano un Veneto in forte sofferenza sul fronte della non autosufficienza – denuncia Anna Maria Bigon – Oggi, sono circa 9 mila le persone in lista d'attesa per un'impegnativa di residenzialità. Allo stesso tempo, la permanenza media nelle case di riposo è di 217 giorni, poco più di sette mesi. Un dato, questo, che evidenzia come l'accesso alle strutture avvenga ormai solo quando le condizioni delle persone sono estremamente gravi. Non è un caso che i punteggi richiesti dalla SVAMA (Scheda per la Valutazione Multidisciplinare dell’Anziano, relativa alla gravità della non autosufficienza della persona) siano sempre più elevati: questo significa che siriesce a entrare in casa di riposo soltanto quando il livello di non autosufficienza è ormai molto avanzato. Ma in Veneto le persone non autosufficienti sono complessivamente 348 mila. Di queste, appena 32 mila vivono nelle case di riposo: il più grande luogo di assistenza della nostra Regione è il domicilio, dove migliaia di famiglie si fanno carico quotidianamente dell'assistenza dei propri cari. Un Veneto che di eccellente ha quindi veramente molto poco: solo chi ha disponibilità economica può accedere alle strutture di cura.”

Monica Sambo ha invece posto l’accento sul fatto che “sono veramente pochi i cittadini non autosufficienti che riescono ad entrare nelle case di riposo, rispetto a quelli che ne avrebbero diritto, ma sono costretti a sostenere un peso economico enorme per le rette, dovendo, in molti casi, impiegare l’intera pensione, a volte anche gli stipendi dei propri figli o, addirittura, vendere la propria abitazione. Il peso economico gravita eccessivamente sulle famiglie. Credo che non basti aumentare il numero di impegnative di residenzialità finanziate tramite il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (24.419 il numero medio in Veneto con riferimento al 2025). Serve una vera riforma delle case di riposo e delle IPAB, che da anni attendiamo e invochiamo. È altresì necessario attuare un progetto che renda competitive le strutture pubbliche rispetto a quelle private. Manca una strategia sul personale, sempre più allo stremo, sempre più in difficoltà. Vanno coinvolti i comuni e servono politiche efficaci per promuovere l’invecchiamento attivo.”

Ricordiamo che l’impegnativa di residenzialità è un contributo regionale, rilasciato dalle Ulss, a sostegno del ricovero di persone anziane o disabili non autosufficienti presso centri di servizio e case di riposo accreditati. Consente di pagare una retta convenzionata anziché quella di libero mercato.
L’assegnazione dell’impegnativa di residenzialità avviene attraverso una graduatoria dell’Ulss di riferimento, basato sul punteggio della valutazione SVAMA (Scheda per la Valutazione Multidisciplinare dell’Anziano), relativa alla gravità della non autosufficienza della persona. Il valore dell’impegnativa di residenzialità è pari a 52 euro per ogni giorno di ricovero, che vengono versati direttamente alle strutture convenzionate a copertura della quota sanitaria, ovvero le spese per medici, infermieri, riabilitazione e assistenza. I beneficiari di impegnativa di residenzialità dovranno pagare solo la quota sociale, ovvero i costi di vitto, alloggio e servizi alberghieri.

La responsabilità editoriale e i contenuti di cui al presente comunicato stampa sono a cura di CONSIGLIO REGIONALE VENETO