Il giudice: la dipendente non può tornare al lavoro

1 Agosto 2017

È accusata del caso dei libretti postali prosciugati alle ricoverate dell’istituto  Chiedeva di tornare al suo posto, ma il tribunale conferma la sospensione

CHIETI. Non potrà tornare al suo posto di lavoro la coordinatrice dell’area infermieristica degli Istituti riuniti di assistenza “San Giovanni Battista” Marta Mantini. Il tribunale non ha accolto la sua richiesta di revoca della sospensione dall’incarico che le aveva assegnato la direttrice degli istituti Luisa Caramanico dopo lo scandalo dei libretti postali prosciugati alle anziane pazienti.
La Mantini, coordinatrice dell’area infermieristica del “San Giovanni”, era rimasta implicata nella vicenda dei libretti postali alleggeriti insieme all’altra coordinatrice dell’area educativa, Patrizia Cavalli. Tutte e due sono al centro di un’inchiesta della Procura teatina, coordinata dal sostituto procuratore Lucia Campo, che ha richiesto per loro il rinvio a giudizio con l’accusa di circonvenzione di incapaci. Il giudice del lavoro Ilaria Prozzo ha però rigettato la richiesta della Mantini, assistita dall’avvocato Placido Pelliccia, di dichiarare «la nullità/illegittimità del procedimento disciplinare e del provvedimento cautelare irrogato e di condannare la parte resistente al pagamento delle retribuzioni non corrisposte nel periodo di sospensione cautelare». Per la Prozzo, «il ricorso è infondato e va rigettato». La sentenza ha soddisfatto le richieste degli Istituti riuniti che, assistiti dall’avvocato Francesco Paolo Febbo, si sono costituiti in giudizio.
Secondo le indagini della Procura le due donne avrebbero fatto sparire circa 125mila euro dai risparmi di cinque anziane ospiti del “San Giovanni”. Un libretto postale che avrebbe dovuto contenere 21.461 euro se ne ritrovava poco più di 4mila e su un libretto su cui la cifra avrebbe dovuto essere 53.900 euro, ce n’erano rimasti circa 2mila. Le due proprietarie erano da anni ospiti della casa di riposo e non avevano esigenze particolari per cui spendere soldi. Vivevano i loro giorni interamente tra le mura del “San Giovanni” che pensava a tutte le loro esigenze. Stessa situazione per le altre tre pazienti rimaste al verde. Una di loro, secondo quanto ha accertato la procura, soffre di turbe del comportamento, ritardo mentale ed epilessia. Ricoverata nell'istituto fin dall'infanzia, e senza alcun legame e rapporto con la famiglia originaria, veniva accompagnata a prelevare somme di denaro dal libretto postale. Le facevano credere che quei soldi servivano per far fronte a spese personali. Ma dal 2011 al 2014, dal libretto risultarono prelevati addirittura 17mila euro.
Erano in tutto cinque i casi sospetti di libretti postali alleggeriti quando, nel marzo del 2014, l’ex commissario degli Istituti riuniti di assistenza, Concezio Tilli, presentò un dettagliato esposto alla procura della Repubblica, da cui presero avvio le indagini. (a.i.)
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