Il giudice: uccise il fratello senza volerlo

25 Novembre 2021

Il reato contestato a Giuseppe Giansalvo riqualificato da omicidio volontario a preterintenzionale: sì allo sconto di pena

CHIETI. Giuseppe Giansalvo ha ucciso il fratello Matteo, 18 anni appena, senza volerlo. È il senso della decisione presa ieri mattina dal giudice Andrea Di Berardino durante l’udienza preliminare sulla tragedia avvenuta lo scorso 17 gennaio, in un’abitazione di contrada Elcine a Miglianico, al culmine di una lite per il possesso di un rullo da pittore: l’accusa nei confronti dell’imputato, 22 anni, agli arresti domiciliari dal giorno del delitto, è stata riqualificata da omicidio volontario pluriaggravato a preterintenzionale, cioè quando un gesto va oltre le intenzioni di chi lo compie. Un reato, quest’ultimo, che consente di accedere al rito abbreviato e, dunque, di beneficiare dello sconto di un terzo della pena in caso di condanna: l’udienza sarà fissata a breve, dopo che il difensore dell’imputato, l’avvocato Marco Femminella, formalizzerà la richiesta (ci sono 15 giorni di tempo).
Per Giansalvo, ieri presente in aula insieme alla madre Gina Primavera, il sostituto procuratore Giancarlo Ciani aveva chiesto il processo contestando il gesto volontario. La difesa ha prodotto una consulenza, redatta dall’ingegnere Pierluigi D'Angelo, da cui emerge che la forza impiegata da Giuseppe per sferrare il colpo non andò oltre il 50% di quella che avrebbe potuto esprimere.
Il 22enne ha sempre sostenuto di «non essersi accorto che il rullo per pittura, nel corso della colluttazione, avesse perduto l’estremità di spugna, così rimanendo da lui impugnato solo il manico con sostegno metallico ricurvo e dall’estremità di ridotte dimensioni». Giuseppe aveva negato al fratello lo strumento, «con il quale Matteo aveva già iniziato a tinteggiare la propria stanza e che lui stesso gli aveva fornito a metà mattina, perché Matteo aveva preteso con arroganza le sigarette dalla madre, costretta a cedergli l’intero pacchetto, e tale circostanza lo aveva indotto a esercitare una sorta di autorità familiare». Nel dettaglio, dunque, il 22enne ha precisato di «aver ripreso il rullo dopo l’alterco tra Matteo e la madre e di aver negato a Matteo la sua restituzione per impedirgli di continuare il lavoro, come una sorta di punizione domestica per l’atteggiamento di pretesa avuto dal fratello nei confronti della madre, giudicato inadeguato». L’imputato ha riferito di aver «subìto l’ingresso di Matteo nella sua camera da letto, entrato per riprendere il rullo, che lo ha irriso dicendogli di non fare il bambino». Giuseppe ha aggiunto «di essersi opposto e di aver trattenuto il rullo finché aveva sbracciato con il braccio destro che impugnava il manico del rullo, che Matteo contendeva reggendo l’altra estremità in spugna, e così inferto il colpo risultato fatale, senza accorgersi che la parte in spugna si era staccata». A domanda, l’imputato ha precisato che non era assolutamente sua intenzione uccidere il fratello e che «il colpo è stato inferto con il braccio destro, mentre con il sinistro si proteggeva dal pugno che Matteo stava sferrando con il proprio braccio destro, andato a vuoto». A occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri della stazione di Miglianico e della compagnia di Ortona.
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