«Il locale te lo distruggo»: condannato per minacce l’ex gestore del pub incendiato

15 Giugno 2018

«Io ti ammazzo. Ti faccio vedere io se ci riprovi. Prima del 22 settembre, in cui devo riconsegnare le chiavi del locale, io lo distruggo». Per questa fase l’ex gestore del pub del Cohiba di Chieti...

«Io ti ammazzo. Ti faccio vedere io se ci riprovi. Prima del 22 settembre, in cui devo riconsegnare le chiavi del locale, io lo distruggo». Per questa fase l’ex gestore del pub del Cohiba di Chieti Scalo è stata condannata per minacce dal giudice di pace Mariaflora Di Giovanni. La frase minacciosa è stata pronunciata il 12 settembre del 2015 dalla Gasparro nei confronti della proprietaria del locale, che si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Mauro Faiulli. Il 27 ottobre del 2015 il locale è andato a fuoco e la Gasparro si sta difendendo dall’accusa di essere stata lei ad appiccare il rogo nel locale di via Unità d’Italia 232. Le fiamme danneggiarono seriamente la struttura fino a compromettere l'agibilità dello stabile. La prossima udienza del processo penale che vede imputata in tribunale la Gasparro, quarantenne pescarese, è prevista per il 10 gennaio dell’anno prossimo. Nel frattempo la donna, difesa dall’avvocato Monica D’Amico, ha proposto appello contro la sentenza del giudice di pace, secondo cui «l’imputata va riconosciuta penalmente responsabile del reato contestato» e per questo va condannata «alla pena di euro 500 di multa oltre al pagamento delle spese processuali». Il giudice la condanna anche «al risarcimento dei danni procurati alla persona offesa», la proprietaria del locale, «con la commissione del reato che liquida in euro 2mila e alla refusione delle spese di costituzione e difesa di parte civile che si liquidano in 1.300 euro». Secondo la ricostruzione del giudice di pace «gli accadimenti originano da un dissidio condominiale nato anche a seguito del contratto di locazione del locale a uso commerciale sito in viale Unità d’Italia che l’imputata aveva affittato dalla persona offesa, la quale lamentava il mancato pagamento dei canoni mensili. Il giorno 12 settembre 2015 la proprietaria si accingeva a rientrare in casa quando veniva aggredita verbalmente con ingiurie e minacce». Circa un mese dopo il Cohiba andò a fuoco. (a.i.)