Il marito violento condannato dopo il pianto della figlia a scuola

7 Febbraio 2024

Quattro anni e mezzo a un 55enne di Chieti per le botte alla moglie. Il legale annuncia il ricorso Nel settembre del 2022 le lacrime della bambina alla lettura di una fiaba danno il via all’inchiesta

CHIETI. Quando la maestra, durante la lezione di Italiano, ha letto la fiaba in cui si narrava della prepotenza del lupo sull’agnello, la piccola Anna è scoppiata in lacrime e ha iniziato a raccontare il terribile segreto che si portava dentro, troppo grande per i suoi nove anni: le aggressioni quotidiane del papà nei confronti della mamma, le botte con la cinta anche al fratellino, i piatti di pasta buttati in faccia, il divano scaraventato. Da qui, dal pianto a dirotto di una bambina coraggiosa (Anna è naturalmente un nome di fantasia), è partita l’inchiesta dei poliziotti della squadra mobile di Chieti. E ieri, a distanza di 17 mesi, quell’uomo violento e dal curriculum criminale pesante è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere. La sentenza del giudice Luca De Ninis è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato, un teatino oggi 55enne, ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il pm Marika Ponziani aveva chiesto tre anni e quattro mesi. L’uomo dovrà anche pagare una provvisionale di 30.000 euro.
IL DRAMMA IN CLASSE
Tutto comincia a settembre 2022. Dopo il racconto di Anna all’insegnante, scatta la segnalazione della preside al Servizio di politiche sociali del Comune di Chieti. Anche il fratello più grande riferisce di quelle violenze e che spesso ha dovuto separare i genitori: «Quando si arrabbia, papà è peggio di un animale», sono le sue allarmanti parole. A questo punto, partono le comunicazioni al tribunale per i minorenni dell’Aquila e alla procura della Repubblica di Chieti. La madre e i suoi figli vengono portati in una struttura protetta e, contemporaneamente, prendono il via le indagini degli agenti. La donna ripercorre la sistematica sopraffazione che il marito – con gravi precedenti per rapina con l’impiego di armi ai danni di un imprenditore, minacce ed estorsione – ha esercitato sin dai primi mesi della convivenza e acuitasi dopo la nascita dei figli.
LA DENUNCIA
In base alla versione della vittima, lui si sarebbe rapportato con lei sempre con toni aggressivi e violenti, ostacolandola nella vita e insultandola. Non sarebbero mancate neppure minacce, anche di morte, ed episodi di violenza fisica, come il pugno sferratole in un occhio nel 2011. «La mia personalità è stata annientata», dice la vittima, «ho dovuto cambiare stile di vita e ridurre i contatti con le altre persone. Ma non ho mai avuto la forza di denunciare». Finché a “liberarla” sono stati, per dirla con le parole finite agli atti dell’inchiesta, «il pianto inquietante e terribile alla lettura della fiaba del lupo e i particolari sulle modalità delle violenze paterne».
LE ACCUSE
Il resto è riassunto nel capo d’imputazione formulato dal pm Ponziani: «L’imputato, in occasione di frequenti accessi d’ira, del tutto immotivati o comunque scatenati da futili motivi, ingiuriava la donna, denigrandola alla presenza dei minori, con espressioni quali: “Fai schifo, sei una stupida, non servi a niente”», insieme a un’altra valanga di insulti irripetibili. E ancora: «La minacciava ripetutamente di morte, di buttarla dal balcone, o ancora di toglierle i figli, e passava sistematicamente alle vie di fatto, aggredendola con calci, pugni e schiaffi. Le lanciava contro i piatti e il cibo che ella aveva cucinato quando questo non era di suo gradimento. In altre circostanze la umiliava in quanto, in preda alla rabbia, la induceva ad alzarsi da tavola e a recarsi in cucina per consumare il pasto da sola». Non solo: «L’imputato maltrattava anche i figli in quanto, oltre a instaurare in casa un clima di paura, proibiva a entrambi, immotivatamente, di avere le normali frequentazioni proprie della loro età e, in particolare, di incontrare i compagni di scuola; li puniva percuotendoli con la cinta dei pantaloni e scaraventando a terra il divano sul quale erano seduti».
LA DIFESA
Ieri, la sentenza. L’avvocato Luca Pellegrini, difensore dell’imputato, annuncia ricorso in appello: «Sono particolarmente sorpreso per l’entità della pena, considerando che il mio assistito non ha precedenti specifici e che le condanne da lui riportate sono molto datate».
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