«Il mio patrigno è come Hitler»: cuoco condannato e arrestato

20 Ottobre 2023

All’uomo inflitti 3 anni e 3 mesi per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e lesioni personali L’inchiesta è scattata dopo una segnalazione al Telefono azzurro. I carabinieri lo portano in cella

TORREVECCHIA TEATINA. Aveva terrorizzato la figlia della compagna al punto tale che la ragazzina, 15 anni appena, scriveva nel suo diario: «Io lo chiamo Hitler, noi dipendiamo dal suo umore». Quel patrigno violento di 52 anni – di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della vittima – è stato arrestato a Torrevecchia Teatina dai carabinieri della stazione di Chieti Principale, che gli hanno notificato l’ordine di carcerazione dopo una condanna definitiva a tre anni e tre mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e atti sessuali (di minore gravità) nei confronti della studentessa e di maltrattamenti e lesioni personali aggravate verso un anziano di 75 anni, in passato accudito dalla compagna dell’imputato che faceva la badante. Ora l’uomo, cuoco di professione, si trova rinchiuso nella casa circondariale di Madonna del Freddo.
L’INCHIESTA
Questa storia di violenza e di soprusi quotidiani viene a galla a metà del 2019. Francesca, il nome è ovviamente di fantasia, contatta via chat l’associazione Telefono azzurro: indica il compagno della madre come «autore di condotte domestiche vessatorie abituali, tali da aver instaurato un clima di costante prevaricazione, in danno di tutti i componenti del nucleo familiare», si legge nelle carte dell’inchiesta. Francesca è terrorizzata. Desidera avere una famiglia normale, come quella delle sue amiche. E non sa come uscirne. Le psicologhe del Telefono azzurro informano gli investigatori.
IL RACCONTO CHOC
Gli accertamenti scattano immediatamente. La quindicenne viene ascoltata a scuola per timore che il patrigno possa accorgersi di qualcosa. Ed «emerge un clima di rapporti deteriorati», osservano gli inquirenti, «nell’ambito dei quali l’imputato è la figura che impone una serie di vessazioni sistematiche, incutendo timore verso chiunque non sottostia al suo volere». È la stessa minorenne a riferire: «Quando si arrabbia, beve molto. Lui alza un sacco la voce, tipo un tuono, cioè mi fa stringere quando grida. Non riesco a fare niente senza avere l’ansia che lui mi dica “fai schifo”, “sei stupida”, o cose così». In altre circostanze, l’uomo le ha tirato i capelli.
ANZIANO PICCHIATO
I maltrattamenti vedono come vittima anche l’anziano che vive con loro. «L’hanno convinto a vendere la sua casa per 120mila euro», svela la minorenne. «Questi soldi però non sono finiti nelle tasche del signore, quindi hanno deciso di gestirli loro (il patrigno e la madre, ndr)». E ancora: «A me dà fastidio il fatto che continui a prendersela col vecchio. Lui lo tratta come fosse un ventenne che non ha voglia di fare niente. Però lui, il signore, non riesce proprio fisicamente a fare quello che gli viene imposto». La ragazzina sbotta: «Lo usano come un sacco da boxe». In un’occasione, ad esempio, il cinquantaduenne ha mandato l’anziano all’ospedale dopo averlo massacrato di botte.
GLI ABUSI SESSUALI
Scatta anche il reato di violenza sessuale perché il patrigno ha più volte toccato il sedere alla ragazzina sebbene questa gli avesse detto di smetterla. Tutte accuse che trovano ora riscontro in una condanna definitiva.