Il musicista arrestato al teatro piange davanti al giudice, chiede scusa e torna in libertà

Il teatino Walter Caratelli ammette le sue responsabilità: «È vero, ero ubriaco Sto vivendo un momento difficile, mia madre è stata perseguitata da un uomo»
CHIETI. «Innanzitutto chiedo scusa alle forze dell’ordine». La voce di Walter Caratelli è spezzata dalle lacrime. Il musicista, 52 anni, finito in manette sabato sera al teatro Marrucino dopo aver aggredito due carabinieri, parla davanti al giudice Maurizio Sacco, che convalida l’arresto e lo rimette in libertà. Il percussionista risponde alle domande dopo che uno dei militari della sezione radiomobile della compagnia di Chieti ha ripercorso nel dettaglio l’intervento di due giorni prima, quando Caratelli si era presentato di fronte all’edificio simbolo della cultura teatina e aveva dato in escandescenza, sostenendo – falsamente – che qualcuno aveva rubato i suoi strumenti musicali, quando in realtà erano stati portati via da un suo amico. L’artista si era quindi scagliato contro i carabinieri, insultandoli e ferendoli in modo non grave, per essere infine arrestato e andare ai domiciliari con le accuse di resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale.
«Non è mia abitudine essere violento», dice Caratelli in tribunale, «chi mi conosce lo sa. Ad ogni modo, ciò che ha relazionato il brigadiere corrisponde al vero. Anche se, da un certo momento in poi, non ricordo nulla». La voce è calma, le parole sono scelte con cura. «Sì, ero ubriaco e pensavo di essere attaccato», prosegue, «avevo uno stato di panico. È un problema che sto avendo da due anni a questa parte, ovvero da quando c’è un procedimento penale in cui è vittima mia madre. Da quel momento, ho cominciato un po’ a bere, non lo nascondo. In passato non lo aveva mai fatto, tant’è che adesso mi bastano due bicchieri per andare in tilt».
Il musicista torna a sabato pomeriggio: «Facevo parte della commissione di un contest musicale. Non dovevo esibirmi e c’era aria di festa, mi sono sentito in dovere di brindare un po’ di più. Quando è finito il festival, all’aperitivo, intorno alle sei e mezza-sette, ho bevuto un bicchiere di vino tutto in un sorso. E da lì in poi quasi non ricordo nulla. Mi sono ritrovato davanti al teatro, in mezzo alla folla. A un certo punto, ho avuto una visione: ero convinto che ci fosse il personaggio che ha stalkerizzato mia madre per quattro anni, al punto da essere allontanato dalla città. Ma io ho l’ossessione che lui possa tornare di nascosto». E ancora: «Io ho un rispetto immenso nei confronti del teatro, anche perché mi ha dato da mangiare per dieci anni, ero timpanista stabile di quell’orchestra. In questi due giorni, a mente lucida, ho compreso come io volessi solo rifugiarmi dentro il Marrucino, perché continuavo a vedere questa persona. Ma giustamente non mi hanno fatto entrare. Chiedo ancora scusa alle forze dell’ordine per la mia reazione. Non volevo usare violenza contro nessuno».
Il giudice Sacco, su richiesta del pm Roberta Capanna, convalida l’arresto e non dispone alcuna misura cautelare. L’avvocato Manuela D’Arcangelo, difensore di Caratelli, annuncia la richiesta di messa alla prova, ovvero la possibilità di estinguere le proprie colpe facendo lavori di pubblica utilità. Si torna in aula il 27 maggio.
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