Il “nuovo” Turchino torna a 100 anni fa: pali di acacia e pino

24 Settembre 2022

Conclusi i lavori grazie a Fai, Intesa San Paolo e Comune  I consulenti: manutenzione fondamentale contro i crolli 

SAN VITO CHIETINO. Rinforzo della passerella, risagomatura della piattaforma, riposizionamento e nuovo orientamento delle antenne, sistemazione dell’argano e del reticolo stabilizzante. Pali di acacia e poi di pino. Sono i lavori e i materiali che hanno portato il trabocco Turchino indietro nel tempo, a com’era oltre 100 anni fa. Un restauro portato avanti da Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), Intesa San Paolo e Comune che ne è proprietario, grazie a un progetto volto a ricostruire quel simbolo d’identità, legato al mare e alla pesca, che la ricostruzione fatta del 2016 aveva perso.
COMUNE E FAIÈ un luogo del cuore e che fa bene al cuore il trabocco Turchino, “la strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simili ad un ragno colossale”, come scrisse Gabriele D’Annunzio nel “Trionfo della morte” che sfida il mare sanvitese e che è tornato alle “origini”. Passerella, piattaforma, antenne risistemate assieme a pali e “binari” che ne costituiscono le fondamenta, con un lavoro di restauro di oltre un anno. «Concludiamo un percorso iniziato nel 2018 con la partecipazione del Turchino ai “Luoghi del Cuore”, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare fatto dal Fai e Intesa Sanpaolo che ci ha permesso di accedere ad un bando per intervenire sul simbolo dell’intera costa che ha ottenuto migliaia di voti», ricorda il sindaco di San Vito, Emiliano Bozzelli. «ll progetto di recupero è stato approvato a fine 2019 per 25mila euro (20mila Fai-Intesa San Paolo e 5mila Comune), dopo due anni di attesa causa Covid, i lavori sono partiti a fine 2021 e conclusi ora. Lavori volti a riconsegnare l’immagine originale del trabocco per tutelarne l'identità, che è poi l’identità della costa». «È un primo passo», aggiunge Roberto Di Monte, presidente Abruzzo e Molise del Fai, «ottenuto grazie all’amore di oltre 20mila cittadini, anche stranieri, che hanno votato questo luogo che raggiunse il 14° posto della classifica nazionale, il 1° in Abruzzo e nella classifica dei luoghi d’acqua. Il Fai propone, traccia strade, i cittadini poi devono amare questi luoghi conoscerne la storia per poterli traghettare verso il futuro».
I CONSULENTI«L'origine dei trabocchi si perde nella storia», spiega Maria Cristina Forlani che con Marcello Borrone è consulente scientifica del progetto, «ma di certo sono nati come ingegnosa risposta ai bisogni specifici del territorio: pescare. Sono strutture in continua evoluzione, che hanno degli elementi portanti come il legno d'acacia a cui si sono poi aggiunti pezzi di binari - che passavano lì vicino - e così via. Oggi si parla di Costa dei trabocchi, ma devono esserci dei trabocchi che ne conservano le origini: gli edifici su palafitta, non sono trabocchi». Parla di identità Forlani che lancia anche l’idea della scuola di traboccanti, per farne di nuovi e custodire i vecchi. Custodia, manutenzione fatta in questi ultimi 6 anni grazie allo sponsor Colle Moro e ora col Fai. «Ci sono stati interventi sulla passerella con rinforzi, poi sul piano pesca che abbiamo orientato in modo diverso assieme alle antenne riposizionate per lavorare meglio con tutto l’apparato pescante che funziona», chiude Borrone. «C’è un sistema di rinforzi per resistere alle mareggiate, ma la manutenzione è fondamentale per evitare altri dolorosi crolli».
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