Il palazzo sgomberato finisce in consiglio

23 Agosto 2019

Interrogazione del consigliere Raimondi: «Sollecitiamo iniziative per sanare la frana della zona»

CHIETI. Il palazzo sgomberato in via don Minzoni, i condomini di via Fontevecchia che si trovano a valle del palazzo a rischio crollo e, ancora più giù, il viadotto di via Gran Sasso, con evidenti dissesti sulla carreggiata stradale. A riaccendere i riflettori del consiglio comunale sulla frana che minaccia tutto il versante collinare è il consigliere comunale d’opposizione Enrico Raimondi, che ha appena presentato una interrogazione sul problema. «Nella zona ricompresa tra le vie Fontevecchia, Don Minzoni, Arenazze e viale Gran Sasso», scrive il consigliere del gruppo Chieti. Da capo, «si sono manifestati fenomeni franosi che hanno già portato a dover evacuare un intero stabile, il condominio Trinchese. Tali fenomeni franosi possono arrecare pregiudizio alla stabilità degli edifici costruiti in quella zona». Per questo motivo il consigliere chiede al sindaco Umberto Di Primio «di sapere se il Comune ha avviato tutte le indagini necessarie al fine di verificare qual è l’effettivo rischio geologico della zona sopra individuata e se abbia a tal fine avviato gli opportuni sondaggi anche al fine di richiedere alla Regione Abruzzo le eventuali e opportune modifiche al Pai». Il Pai è il Piano di assetto idrogeologico, Raimondi ne chiede la revisione perché la zona individuata, secondo il Pai in vigore, non presenterebbe rischi idrogeologici.
Intanto sembra muoversi qualcosa per il futuro del condominio Trinchese, evacuato quasi due anni fa e sottoposto a una ordinanza di demolizione. Emessa oltre 7 mesi fa, l’ordinanza di abbattere l’edificio di 9 piani, alto 30 metri e con un fuori piombo di oltre 60 centimetri, chiedeva agli inquilini di demolire in fretta l’edificio, visto il rischio di un collasso su stesso, nonostante sia stato sgomberato. L’edificio, circondato da altri palazzi, compresi quelli sorvegliati speciali di via Fontevecchia, però è ancora al suo posto. I condomini, però, sembrano ora aver deciso di riprendere la questione in mano.