Il papà: lavorava e voleva essere indipendente

Il giovane era il primogenito di 5 figli. Il sindaco di Miglianico: non dimenticheremo il suo sorriso dolce
CHIETI. Venticinque anni compiuti da neanche due mesi, la voglia di divertirsi, un futuro davanti e, soprattutto, un amore incondizionato verso la vita. Quella vita che ieri si è interrotta per sempre a pochi metri da casa sua. Non riesce a trovare le parole Daniele Amicone, papà di Carlo, che all’alba di ieri si è trovato di fronte a una delle notizie che un genitore non vorrebbe mai sentire. «Mi hanno detto che mio figlio era morto», racconta il padre, «hanno bussato alla porta i carabinieri alle sette e mezza. Soli 200 metri dal punto in cui ha sbattuto e sarebbe arrivato a casa dalla madre». E da qui Daniele, insieme alla sua ex moglie, Fernanda Fasoli, ha dovuto iniziare a dare un senso a quella fatalità divenuta tragedia. «Giocava a padel e a pallone, era un ragazzo dinamico che stava bene con tutti», ricorda il padre con la voce rotta dal pianto, «un ragazzo solare a cui piaceva lavorare, innamorato della vita». Dopo gli studi, Carlo aveva iniziato a lavorare insieme al padre che ha un furgoncino ambulante di street food. Poi si era dedicato ad altri lavori, non di recente era stato impiegato in una ditta per l’installazione di condizionatori. «Gli piaceva essere indipendente e non pesare sulla famiglia», continua il padre. Carlo era il primogenito di 5 figli: Simone, Lucia, Francesco e il piccolo Alessandro di 5 anni. «Portava il nome di mio padre», si commuove Daniele, «per questo lo seppelliremo accanto a lui».
Tra le passioni di Carlo c’era quella della sua squadra del cuore, la Juventus, e la musica di Ligabue, il cantante che aveva incontrato nel suo viaggio a Bruxelles dello scorso anno. «Amava andare ai concerti, sentire la musica. Un ragazzo magnifico, immenso, un qualcosa di indescrivibile», ricorda Daniele. Ma il futuro di Carlo era ancora da scrivere. «Non aveva ancora programmi», dice il padre, «ma è sempre stato molto maturo e intraprendente». A ricordarlo ieri sono stati anche molti dei suoi familiari, distrutti da un dolore che non trova pace. «Era sempre sorridente», dice la cugina Katia Cotali, «un ragazzino dolce e buono con tutti».
Il dramma consumato alle prime luci dell’alba davanti alla chiesa di Sant’Anna lascia increduli anche gli amici del giovane. «Non ci voglio credere», dice Alessio Fasciani, «era un pezzo di pane con tutti, sempre a disposizione anche per un passaggio con la macchina. Sul lavoro non aveva paura di niente. Ci eravamo conosciuti anni fa, quando insieme facevamo i manovali per l’azienda Tre colli, mettevamo i tubi del metano. Eravamo tutti giovani, la maggior parte di Miglianico e facevamo parte della squadra prima linea».
Sconvolto anche il paese di Miglianico dove abita il padre e dove, fino ad alcuni anni fa, Carlo ha vissuto insieme ai suoi fratelli, prima di andare a vivere con la madre in via Ianni a Chieti. «Si sono spenti un sorriso dolce e uno sguardo intenso che facevano parte del nostro quotidiano», scrive il sindaco Fabio Adezio, «per questo non potranno essere dimenticati».
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