Il parco fluviale nell’abbandono: rifiuti, droga e sesso in macchina

25 Giugno 2021

Via vai di auto tra i cumuli di immondizia a ogni ora del giorno: la zona è meta di incontri a luci rosse Niente attrazioni per le famiglie e piste ciclabili: un contenzioso ha bloccato lo sviluppo dell’area

CHIETI. Dopo 16 anni, la rete dei lavori in corso copre ancora il cartello con lo sfondo marrone e la scritta bianca “parco fluviale”. Ma non ci sono ruspe in azione e non c’è nessuna oasi verde dietro Megalò, il centro commerciale inaugurato nel 2005: la striscia di terra che costeggia il fiume Pescara è ormai una gigantesca discarica a cielo aperto ed è diventata meta anche di incontri sessuali, oltre che il luogo scelto da gruppi di sbandati per trascorrere pomeriggi e serate all’insegna di alcol e droga.
La vicenda del parco fluviale torna d’attualità con una certa costanza e s’intreccia spesso a episodi di cronaca. L’ultimo risale a pochi giorni fa, quando un ragazzino di 15 anni, attirato con l’inganno da un adulto in un appuntamento a luci rosse, è stato violentato in auto proprio in quest’area diventata il simbolo del fallimento della politica, tra vagonate di promesse non mantenute e contenziosi infiniti. Sempre qui, nel periodo più duro dell’emergenza Covid, a decine sono stati multati da polizia e carabinieri per aver violato la zona rossa, mentre cercavano intimità in macchina sfidando il rischio di contagio.
Il parco fluviale sarebbe dovuto diventare il giardino di Chieti per i pic-nic delle famiglie sulle sponde del fiume: una pista ciclabile, piazzole di sosta, un’area per gli spettacoli. Invece è un sogno abbandonato con il cancello spalancato sul degrado. La strada sterrata è percorribile anche dalle auto che sfilano accanto ai cumuli di rifiuti: ecco che ne passa una, poi un’altra e un’altra ancora. Basta scrivere «parco fluviale» su internet per scoprire che per qualcuno questo è «un posto fantastico». Sempre sul web, se ne parla come di un luogo di appuntamento per omosessuali a caccia di avventure. Con tanto di consigli da seguire. «Appena si entra dal cancello (sempre aperto)», si legge in uno dei commenti, «ci sono varie piazzole appartate e abbastanza coperte dalla vegetazione. Meglio andare di sera, c’è sempre un po’ di movimento». Ma il via vai è insistente anche in pieno giorno. C’è chi parcheggia all’ombra degli alberi e si fa una passeggiata cercando compagnia e chi, invece, gira insistentemente con la macchina passando da quel cancello sempre aperto. Se il parco fluviale garantisce riservatezza a tutti quelli che vogliono appartarsi, è anche vero che qui il degrado è sempre più dilagante.
Probabilmente, il parco fluviale non nascerà mai. Anche se non sono mancate le promesse di amministratori pubblici. Nell’agosto del 2011, per esempio, dal Comune si sbilanciavano: «Si sono compiuti atti di rilevanza fondamentale per arrivare, entro un anno, alla restituzione dell’area in condizioni ambientali salubri e ottimali». Ma non è accaduto niente di tutto ciò. L’opera ha assunto i contorni di un’eterna incompiuta a causa di un contenzioso tra il Comune e la Sirecc, l’azienda che ha costruito Megalò e che nel frattempo è fallita. Non solo il passaggio di consegne, a sentire fonti dell’ente, non è mai stato formalizzato. Ma, piano delle esondazioni alla mano, la nascita di un parco fluviale sarebbe persino incompatibile perché l’area si trova in P4, una sigla per indicare una zona con «pericolosità molto elevata», che si inonda facilmente anche con «piogge modeste».
Nessuno, dunque, è riuscito a fermare lo scempio a due passi dai negozi delle grandi marche. Sotto il ponte, sono state abbandonate decine di sacchi: strabordano di materiale di risulta, in primis calcinacci, vecchi vestiti e scarpe. Ci sono anche bottiglie di vino vuote e cartoni per la pizza d’asporto. Proseguendo sulla strada sterrata, la sporcizia è mischiata al terreno e le buste di plastica sono impigliate agli alberi.
Se si procede verso Chieti Scalo, ecco sulla destra un cimitero di gomme di automobili e una poltrona che, nascosta tra i rovi, si intravede appena. E ancora coperte, cuscini, vestiti, stracci, deodoranti: è come se mezza città avesse gettato qui tutti i propri rifiuti.
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