Il Pd: il nuovo ospedale nasca in Val di Sangro

Atessa: ma il segretario cittadino chiede di non svuotare il San Camillo dove dovranno restare la chirurgia semplice e la riabilitazione ortopedica
ATESSA. Il presente? Un ospedale, il San Camillo, che continui ad assicurare interventi non complessi di chirurgia e ortopedia in day surgery e week surgery, che abbia una vera unità complessa di riabilitazione aziendale con personale e attrezzature, e dia risposte adeguate all’esigenza di salute di un comprensorio vasto e territorialmente complesso. Il futuro? Un grande ospedale che unisca quelli di Lanciano, Atessa e Vasto da realizzare in Val di Sangro. É il segretario del Pd di Atessa, Andrea Di Cola, a delineare presente e futuro del San Camillo sul quale da mesi si rincorrono voci di una presunta riconversione in ospedale di territorio. Ossia un presidio che non abbia più malati acuti, ma un pronto soccorso all’avanguardia, la postazione 118, una diagnostica per immagini di eccellenza che offra molti servizi in modo da abbattere così le liste di attesa, ambulatori specialistici, medici e infermieri h24, e ben 60 posti letto di residenzialità. Un progetto che cambierebbe volto al San Camillo che nei piani Asl era destinato a sviluppare soprattutto la parte relativa alla riabilitazione e ad essere punto di riferimento per gli interventi in week surgery. «I nostri sono obiettivi raggiungibili non vogliamo fare demagogia», dice Di Cola, «difendere qualcosa che per legge, che segue parametri che comunque non condividiamo, non può esistere. Ma questo non significa che la Regione debba svuotare il San Camillo, dove ci sono servizi che sono produttivi per la Asl, e mi riferisco agli interventi non complessi e programmati di chirurgia e ortopedia. Bisognerebbe potenziarli, così come bisognerebbe far vivere la riabilitazione visto che nei piani Asl il San Camillo è il centro aziendale per la medicina riabilitativa ma non ci sono abbastanza medici e manca la palestra. Bisogna salvaguardare il diritto alla salute di un comprensorio vasto». Per Di Cola e il Pd oggi non si può svuotare il San Camillo, non si possono mortificare gli utenti che non troverebbero posto a Chieti e a Lanciano dove mancano sempre i letti, tenendo conto solo in modo ragionieristico di una legge che lega gli ospedali al bacino di utenza. «Il futuro invece, ben programmato, potrebbe essere diverso», aggiunge il segretario Pd, «tra 15 anni circa si potrebbe arrivare ad avere un nuovo grande ospedale in Val di Sangro che integri Lanciano, Atessa e Vasto, con 400 posti letto che attirerebbe tecnologie, investimenti, professionalità».
Assieme Atessa e Lanciano supererebbero gli 80mila utenti che è il minimo per avere un ospedale per acuti, con Vasto c’è la possibilità di avere un ospedale con specialità ed eccellenze. (t.d.r.)
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