Il Pd lancianese si schiera per l’unità del partito

Non mancano le critiche a Renzi ma nessuno abbandona la barca. Sasso: «Ciò che non piace va cambiato dall’interno»
LANCIANO. Tutti schierati dalla parte di Matteo Renzi o comunque per l’unità del partito che deve restare a tutti i costi «plurale e a vocazione maggioritaria». Il Pd lancianese ha già scelto da che parte stare nella “guerra” tra correnti della più grave crisi del Partito Democratico dall’anno della sua costituzione (2007). Nonostante evidenti e storici “malpancismi” nei confronti dell’ex premier ed ex segretario, nell’amministrazione comunale lancianese non ci sono contraccolpi o fughe in avanti. «Il mio invito», interviene l’assessore alla cultura Marusca Miscia, renziana della prima ora e delegata per l’Abruzzo all’assemblea nazionale, «è di rimanere all’interno di questo progetto che resta profondamente e saldamente di sinistra. Il problema che stiamo vivendo deriva dalla “fusione a freddo” fatta all’inizio: non si tratta di una scissione, ma della fuoriuscita di qualcuno che non ha mai condiviso la figura di Renzi a livello antropologico e culturale, tutto qui. Non sono state fornite altre spiegazioni se non quella dell’antipatia». Anche dalla segretaria locale, Rosetta Madonna, arriva l’appello a «non arrendersi a decisioni prese dall’alto e di non rassegnarsi ad una sorta di “scissione ad personam” senza valutare programmi idee e valori. Il Pd ha bisogno di conservare la sua natura plurale dove la diversità non significa separazione, ma elaborazione costruttiva e confronto». «Mi riconosco non nelle persone ma nella linea politica», dice Leo Marongiu, presidente del consiglio comunale, «fermo restando che fui tra i responsabili della mozione Bersani e che poi sostenni Cuperlo ma anche le ragioni del sì al referendum perché il Paese deve sbloccarsi e non rimanere ostaggio dei piccoli partiti. Penso che anche con idee diverse la minoranza di un partito non debba trasformarsi in opposizione. Il Pd è nato perché Prodi è stato fatto cadere due volte dai vari “cespugli” e con questo sistema vince l’antipolitica con una governabilità incerta». «Renzi non mi piace e non mi è mai piaciuto per la sua arroganza e per non aver mai dato spazio alle minoranze», dichiara Pasquale Sasso, assessore all’urbanistica, «ma resto nel Pd e cerco di spronare a cambiare ciò che non mi piace dall’interno: è così che si fa in un partito». Anche il sindaco e presidente della Provincia, Mario Pupillo, ha criticato più volte Renzi («già nel 2014», rimarca) per via della legge Del Rio sulle Provincie che «non essendo finanziata, ha creato degli enormi problemi amministrativi. Ma», sottolinea, «resto nel Pd: è anacronistico ciò che una minoranza sta portando avanti in un momento di crisi in cui si deve far fronte a problemi di bilancio nelle amministrazioni e di sussistenza delle famiglie. Il Pd resti un partito unico».
Daria De Laurentiis
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