Il pm del mistero Regeni punta a venire a Chieti

Ecco tutti i nomi del dopo-Mennini alla procura della Repubblica teatina Rispunta la Rosi che cambiò negli anni Novanta la geografia politica della città
CHIETI. Dal procuratore aggiunto di Pescara al pm che indaga sulla misteriosa morte di Giulio Regeni. Ecco i nomi dei ventidue magistrati che hanno presentato domanda per il posto di procuratore capo a Chieti che Pietro Mennini lascerà materialmente domani dopo la nomina a procuratore generale della Corte d’Appello dell’Aquila. Chi svolge, oppure ha svolto, funzioni direttive ha una corsia preferenziale. Sono sette le donne e dieci gli abruzzesi in corsa. Ma i tempi non sono brevi. Così come non è detto che la politica non ha voce in capitolo. Perché dopo che la quinta commissione del Consiglio superiore della magistratura avrà esaminato tutte le domande e prima del voto del plenum, c’è il parere vincolante del ministro di Giustizia. Che non è un magistrato. Ecco i nomi e le funzioni: Lucia Anna Campo, sostituto procuratore a Chieti. Di origini vastesi, ha condotto, tra le tante inchieste, i casi delicatissimi dell’ex assessore Ivo D’Agostino e dell’ex primario di neonatologia, Giuseppe Sabatino, il cui processo comincia proprio oggi. Cosimo Bottazzi, sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Bari, Guido Campli, già giudice per le indagini preliminari a Pescara oggi consigliere di Corte d’Appello ad Ancona, Sergio Colaiocco, il magistrato del momento perché sta indagando sul mistero Regeni. Come pm della procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti. E dalle testimonianze raccolte proprio da lui è emerso che Regeni aveva confidato ad alcuni colleghi d’essere preoccupato perché, nel corso di una riunione, era stato fotografato: temeva di essere stato schedato.
Proseguiamo con Adolfo Coletta, sostituto procuratore a Frosinone, allievo di Stefano Rodotà e magistrato delle tangentopoli della Ciociaria, Nicola D’Amato, sostituto procuratore generale a Lecce, Mirvana Di Serio, sostituto procuratore a Pescara, Giuseppe Falasca, teatino doc, da quindici anni sostituto procuratore nella sua città. Tra le sue ultime inchieste c’è quella sulla bancarotta del gruppo Villa Pini, condotta insieme al procuratore Mennini, costata dieci anni in primo grado all’ex re delle cliniche private, Vincenzo Angelini. E ancora: Eleonora Fini, sostituto procuratore a Velletri, Stefano Gallo, sostituto all’Aquila dov’è procuratore facente funzione dopo la promozione di Fausto Cardella alla procura generale di Perugia, Antonio La Rana, procuratore generale a Campobasso con un passato alla procura di Vasto, Lorenzo Lerario, sostituto procuratore generale a Taranto, David Mancini, ex sostituto procuratore a Teramo ora all’Aquila, Umberto Gioele Monti, sostituto procuratore ad Ascoli Piceno, Antonietta Picardi, sostituto procuratore all’Aquila, Paolo Pompa, sostituto procuratore a Pescara, e la teatina Marika Ponziani.
Il nome che segue è quello di un inquirente legato alla storia di Chieti, parliamo di Elisabetta Rosi. Magistrato di Cassazione protagonista dell’inchiesta di Mani pulite che cambiò la geografia politica di Chieti agli inizi degli anni Novanta. L’elenco degli aspiranti procuratore capo si conclude con Luigi Scimè, sostituto procuratore a Trani, quindi il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini che, in quanto a funzioni direttive, non sembra avere concorrenti. Segue il nome di Francesco Testa, un fuori ruolo perché è consigliere giuridico per la Rappresentanza permanente d’Italia nelle Organizzazioni internazionali a Vienna. E infine Gennaro Varone, il terrore dei politici abruzzesi corrotti che però ha anche posto in evidenza il tema della certezza dell’esito, nel senso che molte delle sue grandi inchieste sono finite con assoluzioni.

