Il precetto pasquale dei pastifici di Fara compie dieci anni

18 Marzo 2016

Cerimonia col vescovo Forte che sprona gli imprenditori «Lavorare con onestà e lealtà è guadagnarsi il paradiso»

FARA SAN MARTINO. «Quando domandai a Filippo De Cecco quale fosse il segreto della sua pasta, riferendomi ad acqua, aria, materie prime, lui mi rispose: “La qualità dei nostri lavoratori”. Ecco oggi dobbiamo riflettere sul concetto di qualità, cioè dignità, dei lavoratori». Così parla monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, nell’omelia del precetto pasquale per i lavoratori dei pastifici di Fara. Nella sala riunioni, gremita, dell’hotel Camerlengo, ci sono le maestranze con i loro familiari, ma anche diversi rappresentanti di altre aziende del territorio e impiegati pubblici. Presente anche la terza C dell’istituto tecnico agrario Algeri Marino, accompagnati dalla professoressa Gianna Vizzarri. Quest’anno corre il decennale dell’istituzione del precetto pasquale a Fara, iniziativa voluta dallo stesso Forte e da don Emiliano Straccini, parroco di Fara, quando allora era vice parroco.

«Abbiamo anticipato l’indirizzo della nuova pastorale», dice il dinamico don Emiliano, «la Chiesa che esce e incontra il mondo del lavoro. Il lavoro dice della possibilità per un giovane di rimanere legato alla sua terra, alle sue radici, alla sua storia, dice sguardo sereno e fiducioso verso il futuro di chi è protagonista di un mondo che cambia. È vero che i nostri tempi sono segnati da fatica e complessità ma è altrettanto vero che monsignor Forte, in questo percorso vissuto insieme, ci ha spronati e ci sprona alla speranza». A porgere il saluto dei lavoratori è Massimo Ragno, funzionario della De Cecco: «Siamo qui per fare la nostra parte, credenti e non, aperti alla fiducia e al bene comune». All’offertorio i lavoratori dei pastifici portano in dono cesti colmi di doni che la Caritas diocesana consegnerà ai più bisognosi.

L’arcivescovo Forte nell’omelia percorre tre punti: fede, coscienza degli altri e prospettive del futuro, inteso anche come vita eterna. «La forza di questo luogo», dice, «è la vostra capacità di lavoro. Ognuno lavora per esprimere se stesso ma anche per le persone che ama, ecco perché il lavoro è fonte di serenità per il futuro delle persone che amiamo». Poi parlando di etica afferma: «Un imprenditore saggio deve avere una coscienza di etica sociale sviluppata, perché un’economia sensibile all’etica, come recenti studi dimostrano, è più produttiva. Fare bene il proprio lavoro, con onestà e lealtà, è vivere un cammino di santità. È, in pratica, guadagnarsi il paradiso».

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