Il primo allarme lanciato nel 2006

14 Novembre 2019

L’anno zero della crisi finanziaria del Comune si colloca nel 2006: da questo momento i conti di Chieti cominciano a peggiorare. Una svolta in negativo segnalata dalla Corte dei conti che inizia a...

L’anno zero della crisi finanziaria del Comune si colloca nel 2006: da questo momento i conti di Chieti cominciano a peggiorare. Una svolta in negativo segnalata dalla Corte dei conti che inizia a sollevare «serie perplessità» fino a richiedere l’«attenzione» del consiglio comunale di allora, targato centrosinistra, di fronte ai «fattori di rischio». Ma la politica preferisce ignorare quegli avvertimenti lanciati dalla magistratura contabile e, da allora in poi, il buco del Comune cresce sempre di più fino a toccare la quota massima di 15,7 milioni nel 2018. Tredici anni di conti sballati.
In una relazione di 11 pagine del 12 marzo 2009, inviata ai vertici dell’ex amministrazione Ricci e a tutti i consiglieri dell’epoca, la Corte dei Conti denuncia già il «peggioramento dell’equilibrio economico rispetto al risultato dell’esercizio precedente». Una tendenza che non si arresta fino al 2017 con Di Primio sindaco: il 27 settembre di due anni fa, la sezione di controllo arriva a denunciare «un disequilibrio di cassa pari a meno 14,9 milioni di euro» chiedendo «un costante monitoraggio visto che l’esistenza di disavanzi significativi può essere sintomo di una non sana gestione finanziaria». L’11 gennaio 2018 un altro avvertimento con la Corte dei conti che svela «l’inadeguatezza del controllo sugli organismi partecipati». E quindi anche sulla Teateservizi, proprio l’ente che gestisce con «forte criticità», così dicono i revisori in un verbale, la riscossione delle tasse. L’ultimo documento della Corte dei conti, datato 16 ottobre scorso, parla di «gravi irregolarità» nei bilanci dell’ente con 10 milioni di euro finti. (p.l.)