Il pronto soccorso è a rischio: scatta la protesta dei sindaci

Nel punto di primo intervento restano solo due medici in pianta stabile dopo l’ultimo pensionamento Di Prinzio: «Va trovata in fretta una soluzione, è una struttura fondamentale per l’area pedemontana»
GUARDIAGRELE. È andata in scena ieri mattina, davanti all’ospedale Santissima Immacolata, la manifestazione organizzata dall’associazione Salute è diritto, in difesa del Punto di primo intervento di Guardiagrele, rimasto a operare con due sole unità di personale medico in pianta stabile, dopo il pensionamento dell’ultimo medico, avvenuto a ottobre. Al sit in hanno partecipato anche il sindaco Donatello Di Prinzio, con diversi colleghi dei paesi del circondario, il primo cittadino di Chieti Diego Ferrara, presidente del Comitato ristretto dei sindaci, e il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Mauro Febbo. «Finora», ha detto Di Prinzio, «il Punto di primo intervento è riuscito a sopperire alla carenza di personale facendo ricorso ai medici del 118. Una misura provvisoria che non può ulteriormente prolungarsi nel tempo: è urgente l’assunzione di nuove unità lavorative per garantire il servizio h 24». E ancora: «Sono oltre due mesi che chiediamo con insistenza l’arrivo di nuovo personale, evidenziando anche le problematiche che potrebbero sorgere con un’eventuale chiusura del servizio che rappresenta un importante punto di riferimento per tutti i cittadini dell’area pedemontana, soprattutto nel periodo invernale, quando le condizioni atmosferiche rendono più difficoltosi gli spostamenti verso altri ospedali».
È intervenuto anche il dottor Orlando Donatucci: «Per poter operare con una certa tranquillità, ci vorrebbero almeno altri due medici: ne chiediamo l’assunzione immediata di almeno uno per non rischiare il collasso».
Ferrara ha rimarcato che, in qualità di presidente del comitato ristretto dei sindaci, ha avuto la possibilità di girare per tutti gli ospedali della provincia, riscontrando grosse problematiche in quelli periferici: «In queste strutture, a differenza dei grossi centri, si rischia molto più di morire per le cosiddette patologie tempo dipendenti, come l’infarto e l’ictus, dove il fattore tempo gioca un ruolo determinante. Lo scenario deve cambiare: non possono assolutamente esistere cittadini di serie A e altri di serie B».
Il consigliere Febbo ha sottolineato il suo impegno per arrivare al più presto a una soluzione del problema: «In passato, quando a Guardiagrele si è rischiata la chiusura, abbiamo mantenuto in vita l’ospedale facendo in modo che diventasse una costola dell’ospedale di Chieti. Anche questa volta stiamo lavorando per risolvere positivamente la vicenda».
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