Il pronto soccorso è allo stremo: «I medici rifiutano di lavorarci»

13 Luglio 2022

Turni massacranti e rischio vertenze alto: deserto anche l’ultimo bando per reclutare specializzandi Il sindaco Ferrara: «La Asl deve offrire garanzie al personale, tra pandemia e ferie si rischia il collasso»

CHIETI. Turni di lavoro massacranti, rischio più elevato di vertenze, rispetto agli altri reparti, e una lotta quotidiana con difficoltà che sembrano insormontabili. Il pronto soccorso di Chieti ha bisogno di personale, ma i medici preferiscono non lavorare in quel reparto. L’assessorato regionale alla Sanità, di recente, ha proposto alla Asl di incentivare il reclutamento dei medici specializzandi, anche da altri reparti, proponendo loro di dividere le ore di impiego. Ma anche l’ultimo tentativo di incentivare la mobilità interna è andato a vuoto. L’ennesimo segnale delle difficoltà nel reperire forze nuove. E sullo sfondo si avvicina un momento molto delicato per il reparto di primo accesso dell’ospedale Santissima Annunziata.
L’EMERGENZA ALLE PORTE
«C’è tanta preoccupazione», ammette il sindaco Diego Ferrara, «perché la recrudescenza del Covid finirà per acuire le disfunzioni generate dalla carenza di personale, in un reparto che ha già grosse difficoltà. L’aumento dei casi e dei ricoveri da Covid finirà per inibire diversi reparti, non solo il pronto soccorso, creando problemi a tutto l’ospedale». Alle difficoltà legate alla pandemia rischiano di sommarsi altre criticità: dalle ferie imminenti fino all’ondata di caldo (e malori) già annunciata per il mese di agosto. Una marea di difficoltà pronta ad abbattersi su medici e infermieri già allo stremo.
I NUMERI
Il pronto soccorso di Chieti è il secondo, in Abruzzo, per numero di accessi annuali. Nel 2019, secondo quanto riporta l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), sono stati 59.636 gli ingressi totali, dietro solo al dato di Pescara (89.317 ingressi registrati). Per quanto riguarda il 2022, nei primi tre mesi, nel pronto soccorso di Chieti ci sono stati mediamente solo 4 dirigenti medici e 8 infermieri per ogni turno, i quali hanno dovuto rispondere a circa 100 accessi giornalieri.
LE SOLUZIONI
«Ribadisco ancora, e in maniera veemente, che il problema del pronto soccorso può essere solo alleviato, non risolto in questo contesto», spiega Ferrara, che poi propone alcune soluzioni per contrastare le criticità: «Assumere nuovi medici e personale paramedico, ma dando loro delle precise garanzie. La Asl dice che gli avvisi vanno a vuoto? Vengono fatti bandi della durata di tre o sei mesi: è chiaro che i medici, anche quelli in cerca di mobilità, preferiscono non lasciare il loro posto con queste premesse di incertezza futura. È necessario offrire al personale concorsi per contratti a tempo indeterminato, con la clausola della specializzazione in emergenza-urgenza. Ci sarebbe bisogno anche di aumentare il numero di stanze in pronto soccorso, perché ormai non parliamo più di un riferimento solo cittadino, ma di un punto strategico per tutta l’area metropolitana».