Il re della farina muove i primi passi negli anni Quaranta
CHIETI. Il salto verso l'attività industriale vera e propria della Alimonti avviene nel 1946, quando fu acquistato il primo laminatoio integrale. L'azienda naviga a gonfie vele sulla rotta della...
CHIETI. Il salto verso l'attività industriale vera e propria della Alimonti avviene nel 1946, quando fu acquistato il primo laminatoio integrale.
L'azienda naviga a gonfie vele sulla rotta della qualità, producendo una farina fine e raffinata e incrementando la produzione a ritmo costante.
È tra il '51 e il '52 che il battello Alimonti si trasforma in una vera e propria nave per solcare la cresta del mercato: la dotazione di moderne macine industriali a cilindri segnano la nascita della ditta “Giacomo Alimonti Molino a cilindri”. Nel corso degli anni l'azienda conferma sempre più la sua vocazione per l'arte della molitura del grano.
Nel 1977 prende forma in “Società per azioni”, con la denominazione di Molino Alimonti Spa. All’inizio del duemila raggiunge l’apice del fatturato: 120 milioni di euro su base annua. Poi la crisi comincia a mordere gli utili. In modo progressivo diminuiscono le commesse. Il regime di produzione rallenta e inizia la stagione di protesta dei dipendi per salvaguardare i posti di lavoro. Nel 2011, l’Alimonti si arrende e blocca la produzione negli stabilimenti. A ottobre del 2013 le ristrettezze non consentono più di pagare neppure le bollette della corrente elettrica che viene staccata.
Poi la richiesta del concordato preventivo e il 26 novembre l’ok dal Tribunale. Ora l’ultimo atto: il fallimento e la vendita all’asta dei tre stabilimenti della famiglia Alimonti. (y.f.)

