Il ristoratore guardiese da Shanghai: state in casa

Bruno Ferrari: «Qui abbiamo superato il periodo critico con la tolleranza zero Ora anche voi dovete rispettare le regole: l’emergenza finirà prima del previsto»
CHIETI. «Se restate chiusi in casa, l’emergenza finirà prima del previsto. Qui in Cina, in poco più di due mesi, la situazione è già tornata quasi alla normalità. Ma le regole sono state rispettate in modo ferreo». Il messaggio arriva da Bruno Ferrari, 38 anni di Guardiagrele, che ha aperto un ristorante a Shanghai con un nome che più abruzzese non si può: Il parco della Majella, 32 posti all’interno e 24 in terrazza. «Il piatto forte della casa», ci racconta con orgoglio, «sono gli arrosticini. Faccio solo ricette della mia terra d’origine, senza compromessi e senza ingredienti cinesi».
Il 6 marzo, dopo 45 giorni di chiusura, Bruno ha potuto riaprire il suo locale. «È stata dura, anche perché ci sono sempre costi fissi da sostenere. Ma ho avuto agevolazioni da parte dello Stato. La proprietà dello stabile in cui si trova il mio ristorante è del governo: l’affitto di febbraio non ci è stato chiesto, mentre quello di marzo lo pagheremo al 50%. Buona parte dei fornitori non si sta presentando a chiedere i soldi, né invia le fatture».
In Cina come è stata affrontata l’emergenza? «Con tolleranza pari allo zero. A febbraio qualcuno ha provato a riaprire, ma si è presentata la polizia e ha messo i sigilli ai negozi. Tuttora i controlli sono drastici. Ieri ho avuto a pranzo un gruppo di 18 persone: dopo nemmeno mezz’ora, sono arrivati i poliziotti per verificare che fosse tutto in regola. Ogni cliente deve indossare la mascherina: se qualcuno si presenta nel mio locale senza, sono tenuto ad avvisare la polizia. È stato imposto anche l’acquisto di un termometro laser: devo misurare e registrare la temperatura a chiunque entra nel ristorante».
Ferrari torna indietro di qualche settimana: «Ho letto di episodi di discriminazione avvenuti in Italia nei confronti dei cinesi. Nessuno andava più nei loro ristoranti, perché era forte la paura di prendere il virus. Qui, invece, non sta avvenendo niente di tutto ciò verso gli italiani: nessuno mi ha detto nulla, in questi giorni in cui l’emergenza è esplosa nel nostro Paese. Che serva di lezione». Bruno lancia un appello agli abruzzesi, trasmesso anche al tg di Rete8: «Non è semplice stare a casa e rinunciare alle proprie abitudini: alla colazione al bar, all’aperitivo, alle serate trascorse al ristorante o al pub. Ma le regole vanno rispettate alla lettera: non bisogna uscire. Quello abruzzese è un popolo forte: ora è il momento di dimostrarlo con i fatti. Se amate le vostre famiglie e la vostra terra, è necessario seguire le indicazioni del governo».
Il ristoratore partito da Guardiagrele vuole fare la sua parte per l’Abruzzo anche da migliaia di chilometri di distanza. «Acquisterò delle mascherine per donarle agli ospedali della mia terra: è un piccolo gesto, ma può essere utile, visto che leggo ogni giorno notizie di infermieri e medici costretti a sopportare turni massacranti senza poter indossare neppure dispositivi di protezione individuale».
Quali sono i programmi di Ferrari? «Non lascerò la Cina in modo definitivo. Ma presto tornerò in Italia per aprire un nuovo ristorante a Pretoro: considerando la situazione di emergenza che c’è in Italia, sto ritardando un po’ il rientro. Ma già nei primi giorni di aprile spero di essere di nuovo nel mio Abruzzo».
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