Il rogo dei rifiuti spento dopo cento ore

2 Luglio 2015

Scatta l’operazione pulizia: ditta di Porto Marghera oggi sul posto. Costa 400 mila euro rimuovere 6mila tonnellate

CHIETI. Cento ore per spegnere il rogo della discarica, 400mila euro per rimuovere seimila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi. Parte oggi l’operazione bonifica. Una ditta altamente specializzata, la Real Service di Porto Marghera, farà alle 12 un accurato sopralluogo nel sito di 4mila metri quadrati di Colle Marcone per quantificare il costo della rimozione dei rifiuti ridotti in cenere. Entro il 10 luglio, invece, saranno resi pubblici i nuovi esami dell’Arta. La ditta veneta è stata contattata dal Comune di Chieti dopo che il sindaco, Umberto Di Primio, ha chiesto e ottenuto dalla Corte d’Appello dell’Aquila il permesso per accedere nel terreno della discarica che penalmente risulta essere ancora sequestrato dal 2009 e sub judice per il processo giunto al terzo grado di giudizio, cioè in Cassazione, a Domenico Leombruni, legale rappresentante della Serveco srl, la società che gestiva la discarica sott’accusa. Il via libera all’accesso ha permesso ieri pomeriggio lo svolgimento di un vertice tecnico-politico convocato alle 18 a Chieti, in una sala della Provincia, dall’assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca. Al vertice hanno preso parte oltre al sindaco di Chieti Umberto Di Primio, il collega di Bucchianico Gianluca De Leonardis, un rappresentante anche del Comune di Casalincontrada, quindi Tommaso Coletti per la Provincia e un drappello di tecnici dell’Arta, della Asl e dell’Istituto Zooprofilattico Caporale di Teramo. Dalla sinergia tra il Comune di Chieti e la Regione usciranno i fondi per sopportare la spesa della bonifica. Naturalmente entrambi gli enti faranno poi azione di rivalsa nei confronti della società Serveco. Anche se potrebbero trovarsi di fronte un muro difficilmente superabile che si chiama prescrizione del reato contro l’ambiente contestato all’imprenditore di Sulmona Leombruni.

Bastano quattro anni, infatti, per uscire indenni, cioè essere assolti, dalla violazione dell’articolo 256, quarto e primo comma, del decreto legislativo 152 del 2006. Perché la prescrizione, come dice un grande avvocato abruzzese, è la prova dell’esistenza di Dio. Che in questo darà all’imputato la possibilità di fare muro contro la richiesta risarcitoria da parte di Comune e Regione che anticiperanno le spese per la bonifica. In sintesi già da oggi si può prevedere una lunga causa civile tra i due enti e il privato finito sotto processo e in attesa del giudizio di terzo grado in Cassazione. Ma una via d’uscita c’è e sarà attivata questa mattina dalla Regione dopo che l’assessore Mazzocca, sulla base di un prezioso suggerimento che gli è giunto nelle ultime 24 ore, ha scoperto, negli archivi regionali, l’esistenza di una polizza fidejussoria riconducibile alla società Serveco che, nel 2000, cioè quindici anni fa, depositò 500 milioni di vecchie lire per ottenere l’autorizzazione all’apertura di discariche. Quei soldi esistono ancora. E oggi servono per la bonifica dei veleni.