Il sequestro dei locali Il giudice: a rischio la salute dei residenti

«Volume della musica e schiamazzi ormai intollerabili» I due indagati presentano ricorso per riaprire le attività
CHIETI. Mettere i sigilli ai locali è l’unico modo per evitare che «si reiterino e aggravino gli effetti nocivi sulla salute delle persone residenti in zona». Ecco perché il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, ha accolto la richiesta di sequestro preventivo – presentata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca – per il Bros 1978 e il Beccafico, i due pub di viale Benedetto Croce, allo Scalo, chiusi venerdì pomeriggio dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti dopo le denunce del vicinato, esasperato per la movida molesta fatta di musica ad alto volume e schiamazzi fino alle tre del mattino.
IL PRIMO SEQUESTRO
Già lo scorso luglio i militari dell’Arma, sempre su ordine del giudice, avevano requisito solo gli amplificatori, «nell’ottica di un’auspicabile deterrenza esercitata dall’avvio del procedimento penale, anche al fine di verificare se, eventualmente senza musica, gli avventori sarebbero diminuiti o se i dj set fossero anticipati o eliminati». Ma, secondo le indagini, i gestori dei locali hanno continuato «a molestare e a disturbare la quiete dei residenti mediante l’omessa vigilanza sulla chiassosità dei frequentatori dei locali e la riproduzione di musica in orario notturno intollerabile per il vicinato», scrive il giudice.
GLI ULTIMI CONTROLLI
Spiega il pubblico ministero: «I controlli svolti dai militari dell’Arma, consistiti nel monitoraggio dei locali attraverso le pattuglie impegnate in orario notturno, hanno ampiamente mostrato come i locali, ma soprattutto la parte esterna loro antistante, fossero affollati da frotte di persone vocianti. Inoltre, in entrambi gli esercizi continuava l’assillante riproduzione sonora tramite potenti impianti di amplificazione». I carabinieri hanno aggiunto come «la produzione di rumori di elevata intensità non fosse un fenomeno di breve durata o sporadico, limitato a pochi momenti della serata o a poche serate, ma costituisse una costante osservata nel tempo e nell’arco di diversi giorni della settimana». In estrema sintesi, sostiene il pm, dagli accertamenti dei militari e dalle lamentele dei vicini è emerso «come nulla sia cambiato: anzi, il fenomeno appare essere aggravato».
LA DIFESA
I due indagati, assistiti dall’avvocato Vittorio Supino, hanno già presentato istanza di riesame per chiedere il dissequestro dei locali.
Secondo la difesa, infatti, non ci sono le basi per adottare un provvedimento così pesante come quello che ha portato all’interruzione delle attività.
LO SCENARIO
«Altri controlli», spiegano i carabinieri della compagnia di Chieti, «in ordine ai fenomeni di “movida molesta”, saranno eseguiti nell’arco della prossima stagione invernale, segnalando alla magistratura teatina e all’autorità amministrativa le eventuali violazioni riscontrate». L’obiettivo è prevenire anche episodi di violenza come risse e aggressioni. (g.let.)

