Il sindaco difende l’affidamento di Zona 22

21 Giugno 2018

SAN VITO CHIETINO. Un documentario domani sera, un concerto il 30 giugno. Poi lezioni di yoga e pugilato per grandi e piccoli, presentazione di libri, laboratori e dibattiti. Queste attività si...

SAN VITO CHIETINO. Un documentario domani sera, un concerto il 30 giugno. Poi lezioni di yoga e pugilato per grandi e piccoli, presentazione di libri, laboratori e dibattiti. Queste attività si svolgono da 7 anni dentro Zona 22, lo spazio nell’ex sottostazione di San Vito marina che un gruppo di cittadini nel 2011 ha riportato alla vita e che ora è stato affidato dalla giunta Bozzelli a tre associazioni: “Polisportiva Arrembaggio”, “La Locomotiva” e “Palestra Popolare Trollmann”. Una decisione criticata da Nuova Alleanza per San Vito. «Il riconoscimento e la regolarizzazione di Zona 22 dal Comune» dice Fabiano Di Berardino, attivista e presidente della Trollmann «arriva dopo anni dal via libera dato da Ferrovie dello Stato (proprietà), Provincia e Regione. La vecchia amministrazione ha sempre negato tale possibilità per problemi ideologici lasciando nell'abbandono e nel degrado gli immobili affidategli. Da quando Zona 22 ha ridato vita allo spazio, sono molti i progetti e le attività realizzate, aperte a tutti e senza fini di lucro».
L’accusa di Nuova alleanza verso Zona 22 è di trarre profitto personale dalle attività. «Qui i ragazzi», rispondono gli attivisti, «investono soldi e tempo libero. I contributi ricevuti sono destinati alla manutenzione dello spazio, al pagamento delle utenze, delle tasse, per i progetti e i laboratori». «La decisione di affidare lo spazio alle associazioni», precisa il sindaco, Emiliano Bozzelli, «è stata condivisa con le Ferrovie e la Provincia. Tutti abbiamo riconosciuto il ruolo svolto dalle associazioni nel fermare il degrado delle aree dismesse e il valore sociale e culturale delle attività svolte nell’ex sottostazione. Il contratto di comodato firmato nel 2015, e valido fino al 2020, aveva l’obiettivo di mantenere le aree e gli immobili comodati, ma tutte le aree si sono ritrovate in uno stato di abbandono con la vecchia amministrazione, rimasta inerte». Non si poteva fare un bando pubblico per assegnare le aree: i privati non investono su aree date in comodato, che si riconsegnano «senza poter richiedere compensi o indennizzi al comodante. E il Comune non può pubblicare un bando su aree/stabili di proprietà altrui». (t.d.r.)
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