Il sindaco: non cerco poltrone a tutti i costi

6 Ottobre 2018

Ecco la lettera dopo la candidatura sfumata: scelte imposte da Roma. E ora potrebbe andare in Provincia

CHIETI. «Il mio obiettivo non era trovare a tutti i costi un posto in Regione ma di portare aria nuova all’Emiciclo». Parola del sindaco Umberto Di Primio. Dopo il ritiro delle dimissioni con la candidatura sfumata, il sindaco ha affidato rabbia, delusione e risentimento a una lettera: «Non è vero», afferma, «che fino all’ultimo ho trattato per ottenere una posizione di rendita personale: mi è stato chiesto, da più parti, di candidarmi in consiglio regionale e, correttamente, l’ho comunicato al mio partito». Altri partiti avrebbero fatto la corte a Di Primio, così dice il sindaco che giovedì scorso si è alternato in «una serie di incontri». Ma alla fine resta in Comune: «Fedele al convincimento che mi ha animato sin dall’inizio, confermo che la mia disponibilità non è stata quella di lasciare il Comune ma di assumere un impegno e un servizio più importanti. Non essendosi verificata tale condizione ho deciso di rimanere alla guida del Comune». Ora, Di Primio potrebbe candidarsi a presidente della Provincia: si voterà il 31 ottobre (le candidature si presenteranno entro l’11). E di fronte potrebbe trovarsi l’uscente Mario Pupillo, già ricandidato, e il sindaco del suo paese, Ripa Teatina, Ignazio Rucci, che ambisce all’incarico.
Intanto in Comune, dice il sindaco, ora le cose devono cambiare. A partire dagli assessori: in un imminente rimpasto, qualcuno potrebbe essere fatto fuori. «Resto ma a condizioni nuove, tali da garantire il conseguimento di quegli obiettivi fondamentali per il futuro della città», dice il sindaco, «ho indicato le condizioni per continuare il lavoro in Comune. Ho idee ben chiare su ciò che dobbiamo fare in questi 18/19 mesi. Entro 20 giorni», assicura, «ci sarà il programma di fine mandato per le opere della città del domani».
Poi, Di Primio torna a parlare della candidatura mancata: «La scelta del partito che deve indicare il candidato di centrodestra alla presidenza della Regione è ricaduta, nel tavolo romano, su Fratelli d’Italia e non sul mio. Non nascondo il disappunto per aver ancora una volta dovuto accettare scelte calate dall’alto, prima alle politiche cedendo collegi e oggi lasciando che altri decidano su chi deve governare la Regione. Se si fosse fatto di più, si sarebbe potuti andare a Roma con una proposta abruzzese. Sarebbe necessario un esame di coscienza». (p.l.)