Il tunnel per il centro resta chiuso: ora si rischia lo stop fino a giugno

La crisi della Teateservizi blocca anche l’inaugurazione della galleria e due ascensori in largo Barbella E in Comune adesso, dopo 12 anni di annunci e false partenze, nessuno vuole più fare previsioni
CHIETI. Con il sopralluogo del 10 gennaio scorso, dopo 12 anni di annunci e false partenze, sembrava tutto pronto per il tunnel con gli ascensori tra il terminal bus e largo Barbella: «Ci siamo davvero, da oggi gli ascensori saranno messi in moto, agli inizi di febbraio sarà aperto a tutti», questa la promessa fatta dall’assessore ai lavori pubblici Stefano Rispoli (Pd) risalente a tre mesi e mezzo fa e affidata a una nota stampa del Comune. Ma adesso è diventato impossibile prevedere una data di apertura per la galleria a servizio del centro storico. L’ultimo guaio del tunnel è legato alla crisi della Teateservizi, la società comunale della riscossione delle tasse e che gestisce anche i parcheggi a pagamento e il cimitero: la galleria con i due ascensori è affidata proprio alla Teateservizi. Ma tutto potrebbe restare bloccato almeno fino al prossimo 28 giugno, giorno dell’udienza in tribunale quando si discuterà della richiesta di fallimento presentata dalla Procura che indaga sui conti della partecipata. E poi? In Comune, ormai, nessuno vuole fare più previsioni sul tunnel. Il rischio di uno stop a oltranza è concreto. Ora, la Teateservizi è in liquidazione: il commissario liquidatore, nominato dal sindaco Diego Ferrara, è il commercialista Luca Di Iorio. La palla è nelle mani del liquidatore.
Il tunnel, con i suoi 150 metri di lunghezza, corre a 47 metri sotto il centro storico della città; i due ascensori possono contenere fino a 21 persone e viaggiano alla velocità di 2,5 metri al secondo; il tratto tra il parcheggio coperto e gli ascensori ha una pendenza del 2,5%. Il tunnel fu pensato nel 2009 dall’amministrazione Ricci, che aveva come assessore ai lavori pubblici l’attuale presidente del consiglio comunale Luigi Febo: fu proprio Febo l’ideatore dell’opera. «Si completa un iter che ho visto nascere e che sono felice di poter portare a compimento», così ha detto Febo durante il sopralluogo del gennaio scorso.
Il cantiere si è bloccato già nel 2012: è stato rescisso il contratto con la ditta appaltatrice che, poi, è fallita. Il cantiere è ripartito nel 2017 con l’amministrazione Di Primio. Ma i lavori sono andati avanti a ostacoli.
Il primo stanziamento per realizzare l’opera fu di un milione e 800mila euro, finanziamento coperto per il 90% da fondi regionali Cipe e per il 10% dal Comune. Ma, a furia di varianti, il costo è lievitato nel corso degli anni fino a tre milioni. Tra gli ultimi lavori non previsti ci sono quelli da 90mila euro affidati nel 2020 dalla nuova amministrazione, appena insediatasi, per il completamento del box di alluminio e vetro per la sorveglianza, per interventi di manutenzione della galleria, comprese verniciatura, segnaletica, installazione di pannelli e impianto di filodiffusione.

