«Il Vastese è nostro, a voi niente “pizzo”»

La malavita foggiana puntava sui negozianti di Vasto e San Salvo. La gang degli albanesi arrestata: non dovete superare Termoli
CHIETI. La malavita foggiana ha provato a chiedere il pizzo ai commercianti di Vasto e San Salvo. A tal punto da scatenare la reazione della banda di albanesi che, prima di essere sgominata nel blitz di venerdì scorso, spadroneggiava in quella zona e non tollerava “invasioni di territorio” da parte di altre associazioni criminali. L’ultimo retroscena è svelato dalle carte dell’inchiesta che ha portato carabinieri e finanza a 20 arresti 20. Nell’intercettazione chiave parla Clirim Tafili, detto “Gimmi”, 49 anni, finito in carcere e ritenuto uno dei capi della gang albanese che è accusata di aver trafficato fiumi di cocaina e detenuto armi. «È a Clirim Tafili», scrive il giudice Giuseppe Romano Gargarella, «che compete la gestione di eventuali problematiche con altre componenti criminali locali e forestiere, così come nella circostanza del tentativo posto in essere da parte di alcuni personaggi legati alla criminalità foggiana di imporre il pizzo ad attività commerciali insistenti nell’area di Vasto-San Salvo».
Tafili, senza sapere di essere sotto controllo, si sfoga raccontando a un’altra persona il colloquio avuto con una figura legata alla malavita pugliese: «Gli ho detto: “amico devi avere più rispetto. Come ti sei permesso? Che ti credi di fare?” Mi ha risposto: “non l’ho detto a te perché non volevo pensassi che quei soldi li prenda io”. Quindi gli ho aggiunto: “tu che hai iniziato questa questione ora devi risolverla. Visto che quelli di Foggia hanno mandato te, significa che tu per loro sei uno fidato”». Tafili, parlando sempre allo stesso interlocutore, racconta di essersi rivolto così a questo personaggio della criminalità foggiana: «Tu non devi oltrepassare più Termoli». E ancora: «Appena viene la prossima volta deve raccontarmi come stanno le cose. Lui mi ha detto: “ha cercato il pizzo, non gli ha cercato chissà quale cosa grande”. Gli ho detto: “digli a quello che li prendo io quei mille euro al mese”».
Ma Clirim Tafili, osserva il giudice condividendo la tesi del pm Stefano Gallo, è anche «il punto di riferimento sul territorio di una serie di personaggi i quali si rivolgono a lui, prima - se del caso - alle forze dell’ordine, per la soluzione di problemi maturati nell’ambito criminale». Significativo è il colloquio che l’albanese ha con un amico a cui hanno appena bruciato la macchina. «La risposta di Tafili», si legge sull’ordinanza, «è illuminante anche sul versante dell’associazione criminale che si contesta». Infatti l’indagato afferma: «Se mi mandi il numero di quel ragazzo, gli dico: “guarda che stai dando fastidio a un mio amico, non credere che noi non lo sappiamo. Tu puoi fare quello che vuoi: finché la gente te lo consente, tu divertiti. Non è giusto perché è da vigliacco, però divertiti”. Io gli dico: “se io vengo non prendo la tua macchina! Io prendo te!”».
Sono numerosi i casi in cui coloro che hanno subito un torto si rivolgono a “Gimmi”: da un foggiano a cui hanno rubato il camion a un uomo di Campomarino che chiede aiuto dopo il furto dell’auto. (g.let.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

