«Il Venerdì Santo? L’evento religioso più amato dai teatini»

3 Aprile 2015

Il governatore del Sacro Monte dei Morti, Giulio Obletter racconta emozioni e ricordi nel giorno della processione

CHIETI. «La processione del Venerdì Santo è un atto di partecipazione collettiva, una simbiosi fra chi sfila e chi assiste. Un pathos che nasce da lontano». Giulio Obletter, governatore della Confraternita del Sacro Monte dei Morti, sodalizio nato nella notte dei tempi che cura con dedizione l’evento religioso più atteso dai teatini, non ha dubbi. E racconta le sue emozioni, «sempre più forti» nate da quando, bambino, per la prima volta i genitori lo portavano a partecipare a questo evento. «Rimane impressa nella memoria questa imponente nera ondeggiante sfilata, che imprime un segno indelebile nell'animo». I simboli della passione di Cristo, i patimenti inflitti, la sofferenza subìta ed infine Lui, il Salvatore inerme disteso sul catafalco di velluto nero ornato d'oro e d'argento. «Non fai in tempo ad inginocchiarti che arriva Lei, Madre addolorata trafitta dal pugnale che le procura meno dolore della perdita del Figlio» prosegue Obletter «e poi lente, dolenti, meste, potenti le note del Miserere, ed il fiume di folla che segue e sosta ai lati del feretro». Ma per il governatore dell’Arciconfraternita le parole più belle scritte sulla processione sono quelle del giornalista e confratello Giampiero Perrotti: «Più ancora che qualsiasi altra ricorrenza, è la processione del Cristo Morto che a Chieti scandisce e segna il trascorrere degli anni, il succedersi delle generazioni, il tempo del vivere e del morire».

Il governatore poi confida: «Quante finestre ho visto chiudersi, quante lacrime versate nei vicoli più suggestivi, quante persone che non ci sono più. Ma anche quanti telefonini e quanti ragazzi che attraversano privi di educazione il corteo, o che si muovono oggi senza rispetto. Qualcosa naturalmente è cambiato» ammette «molti, troppi se non riprendono l'evento sembra non esistano, ma in realtà non ne fanno più parte. Sono diventati semplici spettatori. Ma c'è qualcosa di più, per fortuna, e di diverso in chi assiste senza fotografare: la riflessione profonda sul significato della Morte, per molti altri, invece, Sorella estranea alla nostra vita, relegata a cronaca, esorcizzata e allontanata in ogni modo, come se non facesse parte integrante, e che parte, della vita stessa». L’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti porta avanti una miriade di attività e di «missioni» spirituali e sociali. E per la prima volta il Governatore ha deciso di renderle note alla Comunità. L’elenco é lungo, dalla: «Prossimità, ascolto e condivisione con i ragazzi in comunità di recupero nella loro sede» svela Obletter e ancora «accoglienza nelle nostre sedi di uomini e donne in difficoltà, accollo delle spese funerarie per gli indigenti della nostra città». L’Arciconfraternita dona contributi per spese universitarie e per libri permettendo così a giovani che non potrebbero di costruire le basi per il loro futuro.

«Diamo aiuto agli anziani in casa, con la parola, la prossimità ed il sostegno economico» aggiunge Obletter «ricerchiamo lavoro, nel limite del possibile nelle situazione attuale, per disoccupati con gravi problemi». Nell’elenco sono compresi aiuti e sostegno alla Diocesi di Chieti -Vasto per le attività caritative e contributi per le opere in cattedrale, come è avvenuto per l’installazione dell’ascensore per disabili. «Supportiamo i giovani ricercatori e laureandi per tesi di laurea o studi sull’Arciconfraternita e organizziamo visite alla Cappella. Dimenticavo» conclude «organizziamo da qualche secolo la processione del Venerdì Santo».