Il vescovo e padre Anatoliy oggi pregano per l’Ucraina

24 Marzo 2022

L’iniziativa è in programma alle 17.30 nell’ex chiesa delle Orsoline in via Ravizza Il prete ucraino: ho aderito subito all’idea di Forte, solo Dio può fermare la guerra

CHIETI. Cattolici e ortodossi insieme per pregare per la pace. Oggi pomeriggio, nella Giornata dei missionari martiri, alle 17,30 nella chiesa del Carmine in via Ravizza, (l’ex chiesa delle Orsoline) l’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, e il presbitero ortodosso ucraino Anatoliy Grytskiv, del Patriarcato di Costantinopoli, guidano una Preghiera ecumenica per la pace.
«Monsignor Forte ha avuto questa idea e io ho aderito subito», dice padre Anatoliy, «a questo punto solo Dio può fermare la guerra. Onestamente non credo più in nessun politico, in tanti ci hanno provato ma i risultati non sono arrivati». Il sacerdote ucraino cede allo sconforto. In Ucraina ha lasciato la sua famiglia. «Ho visto foto di mamme», racconta, «che raccolgono i loro bimbi morti e li mettono in un sacchetto. Non hanno neanche una bara. Non posso più parlare, resta solo la preghiera». L’unica cosa che gli riempie il cuore di gioia è la generosità degli italiani: «La raccolta di prodotti sta andando molto bene, al di là delle previsioni», dice.
La piccola chiesa di Sant’Antonio, a Chieti Scalo, è diventata il quartier generale delle operazioni di raccolta. Padre Anatoliy ha trovato anche magazzini più grandi per contenere i pacchi da spedire. Il sacerdote, membro della chiesa ortodossa di San Costantino ed Elena di Chieti, che fa parte della sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, 15 anni fa ha avuto dalla curia arcivescovile la gestione della chiesetta di viale Abruzzo, diventata punto di riferimento per il culto ortodosso locale. E ora la chiesetta è un via vai di gente, a tutte le ore.
Ortodossi e cattolici uniti per sostenere la popolazione ucraina. «Spediamo quasi tutti i giorni», dice padre Anatoliy, «furgoni, furgoncini, macchine private, Tir di 13 metri: mandiamo roba con tutti i mezzi a disposizione».
Donano in tantissimi e lui fa trascrivere la traduzione dei prodotti in lingua ucraina, perché nessuno possa sbagliarsi, soprattutto in caso di farmaci. Le donazioni che più lo hanno colpito sono quelle dei bambini: «Portano i loro pacchettini», dice, «e ci fanno dei disegni sopra, scrivono chi sono, quanti anni hanno, mettono cuoricini, stelle, fiori. Il mondo dei bambini tocca sempre il cuore». E poi ci sono quei doni che sembrano pilotati dall’alto: «Mi avevano appena lasciato un passeggino che è arrivata una giovane profuga incinta», dice il prete, «deve partorire, le ho subito dato il passeggino, un tris, almeno avrà dove trasportare il bambino».
E poi c’è quel signore anziano, che arriva in bici, cinque o sei volte al giorno, ogni volta con qualcosa: un pezzo di pizza per i volontari di padre Anatoliy, lo scotch che stava per terminare oppure qualche altra cosa da lasciare.
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