Il Wwf: il Mirò non ha i permessi via all’abbattimento degli edifici

15 Ottobre 2020

Ambientalisti all’attacco dopo la decisione del Consiglio di Stato: «Finita la cementificazione» L’assessore regionale Febbo: «Troppe forzature, adesso è necessario ripristinare l’area»

CHIETI. Il giorno dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato lo stop al parco commerciale Mirò, con negozi di mobili e casalinghi accanto al parcheggio del Megalò, gli ambientalisti presentano due richieste. La prima è: «Ora si proceda con l’obbligo di demolizione di quanto costruito senza permessi legittimi»; la seconda chiama in causa politici e dirigenti: «Chi ha sbagliato nelle amministrazioni comunali risarcisca i danni economici alla collettività». Interviene anche l’assessore regionale alle attività produttive Mauro Febbo che accoglie la sentenza come «una decisione auspicata. Avevo presentato una serie di contestazioni e osservazioni al Comitato Via che le ha fatte proprie. C’è stata», dice Febbo, «una forzatura dell’impresa che sapeva benissimo che la procedura era ormai scaduta e, conseguentemente, anche tutte le autorizzazioni. Adesso, mi auguro che si lavori in tempi rapidi per il ripristino dell’area e la relativa bonifica».
Davanti al Megalò, i lavori per costruire un parco di negozi su 30.500 metri quadrati, in un’area considerata a rischio allagamenti, sono già cominciati. Ma ora, così dice il Consiglio di Stato, non si può andare più avanti: è stato bocciato il ricorso della società Sile Costruzioni srl di Bergamo contro una precedente sentenza del Tar di Pescara. In 19 pagine è riassunto un caso finito al centro delle proteste di ambientalisti e associazioni di commercianti: ora il documento dice che sono scaduti i permessi di costruire – il primo risale al 2004 insieme al Megalò – e le proroghe non sono più valide. In base alla sentenza, i fabbricati sono abusivi: «Ora si demolisca quanto costruito illegittimamente», dice la presidente del Wwf Chieti-Pescara Nicoletta Di Francesco, «la sentenza ha posto la parola fine al progetto Mirò che prevedeva una ulteriore cementificazione a ridosso del fiume. Il Consiglio di Stato ha ribadito quanto già affermato dal Comitato Via e dal Tar di Pescara: i permessi a costruire sono scaduti e nessuna ulteriore proroga sarebbe stata possibile in conseguenza della “intervenuta e sostanziale modificazione delle condizioni ambientali, infrastrutturali, idrauliche e socio economiche del contesto territoriale”. Un concetto già espresso sia dal Comitato Via che dal Tar, ma che evidentemente», sottolinea la presidente Wwf, «non ha convinto il Comune di Cepagatti, organizzatore della conferenza di servizi poi annullata dalla giustizia amministrativa su ricorso della Regione appoggiata anche da Wwf e Confcommercio, Confesercenti e Cna. Da anni ci battiamo contro le costruzioni a ridosso del fiume Pescara per i danni ambientali, economici e sociali che arrecano al territorio».
Il ricorso della Sile al Consiglio di Stato è stato sostenuto dall’amministrazione di Cepagatti e dal Suap chietino-ortonese. «Quest’ultimo, che non era stato citato nel giudizio», sottolinea Di Francesco, «con un ricorso autonomo affidato non agli avvocati del Comune di Chieti ma a uno studio legale esterno, con ulteriori spese a carico dei contribuenti».
Parla anche il legale del Wwf, l’avvocato Francesco Paolo Febbo: «La lunga battaglia sul piano politico e spesso anche legale che Wwf, Confcommercio, Confesercenti e Cna portano avanti vuole tutelare il territorio anche sul piano economico ma soprattutto, e lo dico da socio e attivista del Wwf, su quello ambientale: costruire nelle zone a rischio è una follia, come lo è illudersi di poter governare le forze della natura con una barriera di contenimento. La tragedia di Rigopiano e quelle di questi giorni in tutta Italia dovrebbero averci insegnato qualcosa».
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