Impianto di rifiuti sanitari Severo: il no scende in piazza

18 Febbraio 2018

ATESSA. «Come associazione che opera in Val di Sangro, siamo pronti alla mobilitazione, non tolleriamo più progetti che vadano a cumularsi con il già forte impatto ambientale dovuto dalla zona...

ATESSA. «Come associazione che opera in Val di Sangro, siamo pronti alla mobilitazione, non tolleriamo più progetti che vadano a cumularsi con il già forte impatto ambientale dovuto dalla zona industriale»: Marco Severo, presidente di Noimessidaparte, è categorico sul progetto della Di Nizio Eugenio srl di costruire in Val di Sangro un impianto che prevede il trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo per 20.000 tonnellate/anno potenziali.
Lo stabilimento è previsto vicino ad abitazioni e a un Sito di interesse comunitario. Nei giorni scorsi, oltre al Noimessidaparte hanno presentato osservazioni al Via, Wwf e Legambiente. Si tratta di un impianto di notevoli potenzialità visto che prevede il trattamento di ben 20.000 tonnellate l’anno potenziali, a fronte delle 4000 t/a prodotte in Abruzzo. Una capacità più che quadrupla rispetto alle esigenze regionali che lascia aperta ogni ipotesi sulla possibile futura importazione in Val di Sangro di rifiuti sanitari a rischio infettivo da altri territori.
«Sembra che tutto debba passare per questa valle. Soprattutto», afferma Severo, «in questo caso che la proponente, la Di Nizio Srl aggiudicataria dell’appalto regionale sulla gestione dei rifiuti sanitari, sapeva benissimo di dover smaltire i citati rifiuti in impianti terzi, e quindi ne ha quantificato i costi, adesso ci sembra inutile giustificarlo come un motivo logistico o per migliorare la qualità del servizio. La valle non è solo industrie: è anche agricoltura e allevamento, nonché zone boscate da preservare, lo dimostrano i Sic che abbiamo». Tra i diversi «punti incomprensibili del progetto», secondo Severo c’è anche questo: «se la reale necessità primaria è quella di gestire i rifiuti sanitari a rischio infettivo, poiché l’azienda chiede anche lo stoccaggio dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, attività che, per stessa ammissione della proponente, non ha nulla a che vedere con l’attività dell’impianto di sterilizzazione dei rifiuti sanitari».
Matteo Del Nobile
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