Imprenditore di 85 anni sotto processo: abusi sessuali e stalking su un’impiegata

8 Marzo 2023

La denuncia della donna: «Mi ha toccata su tutto il corpo contro la mia volontà e infilato banconote nel reggiseno» La vittima costretta a vivere nell’ansia: «Inviti non graditi e apprezzamenti hard». Ma lui respinge le pesanti accuse

CHIETI. L’ha importunata sul posto di lavoro fino a toccarla su tutto il corpo e a infilarle le banconote nel reggiseno. Un imprenditore teatino di 85 anni è finito sotto processo per violenza sessuale, atti persecutori e lesioni personali aggravate nei confronti di un’impiegata. L’inchiesta è scattata dopo la denuncia presentata dalla donna, che si è costituita parte civile con l’avvocato Luca Scampoli e chiede 90mila euro di risarcimento. La sentenza del tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudici a latere Morena Susi e Giulia Colangeli) arriverà il prossimo 18 aprile. L’imputato, di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della vittima, difeso dagli avvocati Alessandra Picciani e Guido Brandimarte, nega le pesanti accuse.
LE ACCUSE
L’imprenditore è il fondatore di una nota impresa edile, nonché padre dell’attuale rappresentante legale: nel periodo in cui si sono verificati i fatti, andati avanti fino al 15 gennaio del 2020, continuava a frequentare quotidianamente gli uffici aziendali. Secondo la ricostruzione della procura, rappresentata ieri in aula dal pm Giancarlo Ciani, l’85enne si è reso protagonista di una serie di atti persecutori verso la dipendente con «inviti e regali non graditi e con apprezzamenti a sfondo sessuale», come quelli relativi al seno della vittima o al tipo di costume da lei indossato al mare. Non solo: l’85enne è accusato di averle toccato «fugacemente il sedere, dopo averle detto che “avrebbe dovuto sculacciarla”», e chiesto «insistentemente baci o altri approcci». Quando l’impiegata cercava di evitare che ciò avvenisse, lui la «rimproverava aspramente», provocandole «un perdurante stato d’ansia». L’episodio più grave, sempre in base alla tesi del pm, è avvenuto il 6 novembre del 2019.
L’AGGRESSIONE
Quel giorno, l’anziano ha costretto la donna «a subire atti sessuali in quanto, abbracciandola proditoriamente e tenendole ferma la testa, tentava di baciarla sulla bocca, non riuscendovi per le resistenze della vittima ma comunque baciandola su una guancia; nel contempo, la toccava sul tutto il corpo e, infine, le infilava del denaro nel reggiseno». Dopo un’aggressione verbale, all’impiegata è stata diagnosticata una crisi ipertensiva con oltre 40 giorni di malattia. Secondo il medico legale Giorgio Murmura, consulente di parte civile, la donna ha riportato un danno biologico del 20%: «A seguito degli eventi traumatici», ha riferito in aula, «la paziente ha mostrato una notevole quota d’ansia, con annesse crisi di pianto, che si alternavano a un atteggiamento dimesso tipico di una sindrome depressiva».
I TESTIMONI
Ieri sono stati ascoltati anche i figli dell’imprenditore, citati come testimoni dalla difesa dell’imputato: a loro dire, dopo l’episodio delle banconote, la dipendente aveva raccontato l’accaduto «in maniera divertente, senza apparire traumatizzata. Ci ha riferito che nostro padre aveva detto di essersi innamorato di lei».
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