In 600 rivogliono lo “sparo” dalla torre
Petizione per riattivare il “segnale” di mezzogiorno. Paolini: è la nostra storia. Il sindaco: mancano i fondi
LANCIANO. Seicento firme raccolte in 3 giorni per ripristinare lo “sparo” di mezzogiorno. La colubrina, che spara a mezzodì dal 1867, è muta da mesi e un comitato spontaneo di cittadini ha organizzato una petizione per non far morire una tradizione più che secolare. Raccolta firme consegnata ieri in Comune. «Sappiamo che ci sono problemi ben maggiori dello sparo di mezzogiorno», spiega l’ex sindaco Filippo Paolini, tra i promotori della petizione, «ma fa parte della nostra storia, della nostra identità. Non è un semplice fatto di folklore. Da 150 anni segna il nostro tempo e vogliamo tornare a sentirlo». «Prima non c’erano gli orologi», ricorda Gaetano Stella, 87 anni, «e io, muratore, quando sentivo il cannone sapevo che potevo andare a mangiare. Ha sempre segnato il tempo della nostra vita». Uno sparo “riferimento” anche per gli emigranti, perché, come dice Giulio Bomba, «le tradizioni sono importanti per mantenere un legame con la propria terra. E poi», aggiunge Bomba, «600 firme raccolte in tre giorni fanno capire quanto sia sentita questa tradizione». “Bbòmme, bbande e campàne, écche Làngiane!” ricorda Antonino Rosato, detto “Cittadino”, «e ora ci tolgono la bomba? Questa tradizione deve essere trasmessa alle future generazioni perché è la nostra storia. Se il Comune ignora le firme, ricorderemo il problema ogni mese».
Che sia un problema economico dietro il mancato sparo della colubrina (quella attuale è stata data dall’arsenale di Venezia nel 1981 in sostituzione del cannoncino che sparava dal 1867) non ci credono i promotori che precisano che la loro non è una battaglia politica. «I 25mila euro di cui si è parlato per il ripristino dello sparo mi sembrano eccessivi», dice Paolini, «la polvere da sparo costa meno di 2.000 euro all’anno e ad accendere la colubrina c’è un fuochino che è dipendente comunale che non percepisce extra per questa mansione». Ma anche qui c’è il problema; Pio Fiore Di Vincenzo da 27 anni è l’unico fuochino ufficiale del Comune e, se sta male o ha le ferie, non ci sono sostituti. «C’è», dice Paolini, «avevo fatto fare un corso a un altro cittadino che può coprire le assenze con contratti a chiamata». «Anche io sono legato alle tradizioni», risponde il sindaco Mario Pupillo, «ma in questo caso andrebbe formato e pagato personale esterno, almeno due unità, e il Comune non può permettersi questa spesa». (t.d.r.)
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