In 700 dicono no ai profughi a Villa Elce

Raccolta firme anche a Villa Andreoli e Sant’Onofrio. I residenti: «Non ci sono le condizioni ideali né per loro né per noi»
LANCIANO. «Non siamo contro i profughi, contro chi fugge da guerra e povertà e cerca condizioni di vita migliori, ma contro chi sfrutta queste persone per fare soldi, li accoglie in luoghi non idonei. Qui a Villa Elce non ci sono le condizioni logistiche per ospitare immigrati nella ex residenza anziani. Non ci sono le condizioni ideali né per loro né per noi. Non c’è un bar, un centro di aggregazione, un luogo per socializzare. Ci sono solo due autobus del servizio urbano per Lanciano che dista 7 chilometri, uno la mattina e uno la sera. Cosa farebbero tutto il giorno?». È Fiorina Fedele,una delle esponenti del comitato cittadino Villa Elce Unita, a esprimere le preoccupazioni di un’area, che abbraccia anche le contrade di Villa Andreoli e Sant’Onofrio, per l’arrivo di immigrati in una struttura privata e, soprattutto, per la mancanza di informazioni.
Quindici giorni fa, appresa la possibilità, i cittadini si sono rivolti al sindaco Mario Pupillo, convinti di poter avere risposte in merito. Ma il sindaco, che è anche presidente della Provincia, ha detto loro di non sapere nulla perché la gestione dei profughi spetta alla prefettura. «Ed è al prefetto che gireremo le nostre domande, ansie e preoccupazioni», riprende Fedele, «corredate da una petizione. In una settimana abbiamo raccolto già 700 firme perché le nostre preoccupazioni sono condivise anche dai residenti di Villa Andreoli e Sant’Onofrio».
Preoccupazioni che riguardano in primis la sicurezza propria e degli immigrati, di cui non si conosce nemmeno il numero preciso. Fino a pochi giorni fa si parlava di 30, ora contando i letti a castello portati nell’immobile pare siano 40-50 anche se in poco più di sei vani sarebbe impossibile stiparne così tanti. Proprio le dimensioni della struttura sono un altro problema per l’accoglienza. «Non ci sembra ci siano ampi spazi interni ed esterni», aggiungono Fedele e Fabio Cecco D’Ortona, «il piano terra al catasto risulta come locale commerciale. Ci chiediamo, quindi, se la struttura dispone di tutte le autorizzazioni necessarie, urbanistiche e sanitarie. E ci chiediamo chi garantirà l’ordine pubblico visto che queste persone dovranno stare in un luogo piccolo senza fare niente per tutto il giorno. Chi ci assicura che, dopo alcuni giorni, non ci saranno furti o episodi di violenza? Ci sarà una volante delle forze dell’ordine a vigilare? Saranno installate delle telecamere?».
Sicurezza che manca anche a livello di viabilità. «La struttura sorge sulla Provinciale per la Val di Sangro, una strada percorsa da 15.000 auto al giorno», evidenzia Ercole Pompa, «anche a grande velocità. Di notte è scarsamente illuminata. Sarà pericolosa anche per gli immigrati se decidessero, visto che non ci sono mezzi, di incamminarsi a piedi verso Lanciano. Si rischiano incidenti. Del problema abbiamo investito il sindaco 15 giorni fa, ma non abbiamo avuto risposte». «Ad oggi non abbiamo alcuna comunicazione in merito», risponde Davide Caporale, assessore alle contrade, «perché la gestione degli immigrati è compito della prefettura. Domani (oggi per chi legge, ndc) andremo dal prefetto per cercare di saperne di più». Ma per i cittadini l’amministrazione poteva già informarsi: nella struttura sono stati eseguiti dei lavori, che vanno autorizzati dallo sportello unico del Comune. «L’amministazione poteva sicuramente già muoversi dal punto di vista urbanistico e delle autorizzazioni controllando i lavori», interviene il consigliere di opposizione Tonia Paolucci, presente all’incontro assieme ai colleghi Paolo Bomba e Antonio Di Naccio, «ma soprattutto doveva essere presente oggi il sindaco, nella doppia veste di presidente della Provincia, per rassicurare i cittadini».
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