In aumento i casi di violenza sulle donne

22 Aprile 2020

Zulli (Dafne): «Più segnalazioni con le chiamate al 1522, Regione e prefetto ci aiutino a trovare le abitazioni-rifugio»

LANCIANO. Crescono le violenze in famiglia e contro le donne, la conflittualità nelle coppie e la pressione psicologica di donne che già si trovavano in una situazione di fragilità fisica ed economica. È la faccia nascosta del coronavirus, nota spesso solo agli addetti ai lavori e a chi subisce violenza e si ritrova, improvvisamente, congelato dentro due prigioni: quella del distanziamento sociale che impone di restare a casa, e quella domestica, la peggiore di tutte, da dove non si può fuggire nemmeno con il pensiero.
Il centro antiviolenza Dafne di Lanciano ha registrato un incremento delle richieste di aiuto e un crescente innalzamento del disagio e della pressione all’interno delle famiglie. Ai casi già noti e seguiti dagli operatori del centro, infatti, se ne sono aggiunti altri provenienti direttamente dal numero 1522 che rinvia al centro antiviolenza più vicino sul territorio le chiamate fatte al numero di emergenza. «Un segnale preoccupante», commenta Felicia Zulli, responsabile della struttura Dafne, «dal momento che sono realtà che prima magari erano latenti e che ora sono esplose a causa della permanenza forzata delle famiglie nelle case. Per noi è ancora più difficile seguire queste donne che non abbiamo mai visto, né conosciuto e delle quali non sappiamo le situazioni di partenza. Il nostro supporto, tuttavia, è costante, così come lo è per i casi che seguivamo già prima dell’emergenza sanitaria e su cui si combinano una serie di situazioni di difficoltà: il restare a casa, il non riuscire a reggere la pressione esterna e interna e il disagio economico, un mix esplosivo».
Delle donne già in carico al centro antiviolenza la maggior parte ha acconsentito a farsi seguire telefonicamente, mentre alcune hanno dovuto rinunciare alle chiamate delle operatrici perché avevano paura di essere scoperte dai conviventi. «Ci sentiamo anche noi come sospese in un limbo», spiega la responsabile, « e viviamo con frustrazione il fatto di sentirci impotenti. Stiamo comunque invitando a rivolgersi alle forze dell’ordine se la situazione dovesse diventare critica».
In un caso il centro Dafne è intervenuto tempestivamente per cercare un alloggio diverso a una donna che era in un concreto pericolo di vita. E proprio sugli alloggi affiora una nuova emergenza. «Abbiamo sollecitato la Regione e i prefetti», spiega Zulli, «a cercare una soluzione urgente per le case-rifugio che, a causa della situazione sanitaria da coronavirus, non possono ospitare donne che non siano state previamente sottoposte a tampone e risultate negative. Bisogna cercare alloggi alternativi e di transizione, in attesa che si possano trasferire le donne in difficoltà nelle case-rifugio».
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