In città 2 vittime: addio a Emilia e Vittorio

Di Sabatino aveva 53 anni, Verzulli era lo storico macellaio di Filippone. Ferrara: situazione gravissima
CHIETI. Il Covid torna a spargere lutti in città. Lunedì il contagio si è portato via Vittorio Verzulli, 78 anni, storico macellaio del quartiere Filippone. Ieri mattina all’ospedale di Chieti, dov’era ricoverata da un mese, è morta anche Emilia Di Sabatino, 53 anni. Il sindaco Diego Ferrara ha lanciato un nuovo allarme, invitando i cittadini al rispetto delle regole previste per la zona rossa: «La situazione sanitaria ed economica è gravissima. Nell’arco di questa ultima settimana i contagi giornalieri sono praticamente raddoppiati. A chi chiede i controlli dico che non si può solo reprimere: in troppi non hanno senso civico».
IL COMMERCIANTE Verzulli era un volto molto conosciuto del commercio cittadino. Un punto di riferimento per il popoloso quartiere in cui si trova la sua macelleria, ma non solo. «Non ho parole per descrivere il dolore che sento», scrive il figlio Marco. «Lo voglio ricordare come un uomo forte che era, per me sempre da esempio, qualche volta irraggiungibile. Ci ha lasciati con un bagaglio di ricordi non indifferente. E li porterò con me per tutto il resto della mia vita. Ora non resta che seguire l’insegnamento che mi ha lasciato, da uomo serio e tosto com’era».
UN’ALTRA VITTIMA È struggente il ricordo di Paolo Di Sabatino, il fratello di Emilia: «Mia sorella è morta per il Covid a 53 anni, si controllava regolarmente e l’ospedale per una banalità lo aveva visto una volta sola nella vita. È entrata in ospedale il 15 gennaio, ne è uscita dentro una bara chiara il 16 febbraio».
LA LOTTA CONTRO IL VIRUS Emilia ha lottato fino all’ultimo: «Io e lei non abbiamo mai pensato fosse un’influenza più forte del normale, del resto, se lo fosse stata, non si sarebbe trovata con un tubo in gola, con questo “serpente” che ritmicamente si gonfia e si sgonfia per tenerti attaccato alla vita. Non si sarebbe sfiancata», prosegue Paolo, «in cicli di pronazione a testa in giù sperando di tornare alla vita e ai sorrisi. Noi parlavamo e cercavamo di agire con responsabilità. Lei che mi ha detto: “Non ci vediamo nemmeno a Natale, scusami, dobbiamo tutelare noi e gli altri”. Lei che l’ultima volta che ha potuto dirmi qualcosa mi ha detto: “Grazie, ringrazia tutti”. Le ho lasciato il vestito che preferiva, le scarpe del ballo che tanto amava, gli orecchini, la collana prediletta e lo scialle rosso per lei essenziale per questo corredo funebre, e ci scherzava nei primi giorni di ricovero, dandomi indicazioni, in un esorcismo laico mai riuscito». (g.let.)
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