In fila per salutare Nicolino

Centinaia di cittadini comuni e politici baciano la bara del sindaco del popolo
CHIETI. Era il sindaco del popolo. Rispettato, temuto, ma anche il più amato ed eletto tre volte di seguito. La malattia ha tenuto Nicola Cucullo lontano dalla sua Chieti. Ma la città non l’ha dimenticato ed ha sfilato in una lenta processione per tutta la giornata per andare a salutarlo nella camera ardente in Provincia, presidiata dal figlio Massimo, dalla nuora Marcella e dalla nipote Valentina. Politici, ex politici, persone venute da fuori città, amici di sempre, ma soprattutto tanta gente comune. La folla si è radunata davanti alla Provincia alle 10. Il carro funebre è arrivato un’ora più tardi. Un grande applauso ha accompagnato l’ingresso di Nicolino in Provincia. La folla composta è poi rimasta per una decina di minuti lungo le scale che conducono al secondo piano. Il tempo necessario ai parenti, assistiti dall’ex assessore comunale Roberto Marino e dal sindaco Umberto Di Primio, di preparare la camera ardente. Tra i primi ad entrare l’ultraottantenne storico leader della destra, Raffaele Delfino, e l’ex senatoreo Dc, Germano De Cinque. Subito dopo gli amici fidati: Aurelio Bigi, che Cucullo volle per anni commissario del teatro Marrucino, e Tonino Salvatore, ex assessore allo sport. A vederli insieme a Marino sembrava di essere tornati indietro nel tempo. «E’ stata una persona onesta e lungimirante», è il ricordo di Bigi, «aveva disegnato per Chieti un ruolo culturale che aveva tentato di rendere concreto acquistando l’ex Eden e palazzo Massangioli per fare, insieme al Marrucino, un piccola cittadella della cultura. Per tutti gli anni che sono stato commissario in teatro, non ho mai ricevuto da lui una minima pressione perché scegliessi qualcuno. Mai una raccomandazione. Mai neanche una indicazione». Di storie sulla sua onestà ce ne sono tante. Come quella raccontata dal figlio Massimo: «Avevo bisogno di un permesso per entrare nella ztl in cui ho lo studio. Ebbene, ho dovuto fare regolare richiesta come tutti e poi, visto che il permesso era rimasto al vaglio del sindaco, ho dovuto anche chiedere alla sua segretaria un appuntamento. La signora Manola ha dunque scritto il mio nome nella lista dei tanti che chiedevano di vederlo. Alla fine il permesso l’ho avuto. Ma solo perché mi toccava».
«E’ un giorno di dolore per tutta la città», dice l’ex presidente della Regione, Giovanni Pace, arrivato in Provincia insieme all’onorevole Fabrizio Di Stefano. Pace ha ricordato anche i tempi dello studio in corso Marrucino in comune con Cucullo, che è stato anche suo testimone di nozze. Vestiti con maglie uguali, blu scuro con la scritta in giallo, c’erano i ragazzi di Casapound. Hanno sfilato intorno alla bara per un saluto silenzioso. Il responsabile cittadino è Francesco La Penna (figlio dell’ex consigliere comunale del Movimento sociale, molto vicino a Cucullo, Lorenzo): «Siamo venuti per omaggiare un personaggio che incondizionatamente ha amato questa città», spiega, «per noi è un onore, un piacere e un dovere».
In tarda mattinata è arrivato anche il consigliere regionale Mauro Febbo, insieme al collega Lorenzo Sospiri e all’assessore comunale Mario Colantonio. Di Febbo è stato il primo manifesto funebre intitolato a “un combattente che non muore mai”. Poi piano piano ne sono spuntati tanti altri: dal Collegio geometri, alla fondazione Alleanza Nazionale, al Circolo degli Amici, all’Ance, per citarne solo alcuni. E la gente del centrosinistra? Non molta:Mario Pupillo, Gabriele Salvatore e Tommaso Coletti che dice: «Anche se di idee politiche diverse è stato un brano e onesto ammintratore».
Quell’onestà che tutti riconoscono a Nicolino, morto a 85 anni dopo una vita dalla parte della gente che ora piange mentre si china sulla bara. La bacia e si asciuga le lacrime. Per lui è certamente il saluto più autentico.

