In fuga con i soldi degli anziani, arrestati

Giovani napoletani incastrati dalle telecamere: portano un pensionato in banca per prelevare 2.300 euro, poi scappano
CHIETI. Partivano da Napoli e raggiravano gli anziani con la truffa del pacco. Dicevano alle vittime di dover consegnare, naturalmente in cambio di soldi, i computer ordinati dai nipoti: in realtà erano solo scatole piene di cracker. Ma i finti corrieri di una banda senza scrupoli sono stati individuati e arrestati dai poliziotti della squadra mobile di Chieti, diretti da Miriam D’Anastasio. Si tratta di Gianluca Schiano, 23 anni, e Salvatore Buccino (36), ora ai domiciliari: sono loro il braccio operativo di un’associazione a delinquere ben più ampia, con base operativa in Campania e tentacoli protesi in tutta Italia. Li hanno incastrati le immagini delle telecamere e un posto di blocco in provincia di Foggia, dove si preparavano a mettere a segno altri colpi. Al momento le vittime accertate sono due: un teatino di 92 anni e una 79enne di Lanciano. Ma il cerchio potrebbe presto allargarsi.
IL PRIMO RAGGIRO. Per riepilogare la vicenda, bisogna tornare indietro allo scorso 5 aprile. L’anziano, che abita alle porte del centro storico di Chieti, riceve una telefonata sull’utenza fissa. Un uomo si spaccia per il nipote: «Nonno, tra un po’ arriverà un corriere: devi dargli 2.300 euro perché ho comprato un computer». Il malcapitato risponde che non ha tutti quei soldi in casa. Così, a distanza di pochi minuti, arriva un’altra telefonata – questa volta del fantomatico corriere – che si offre di accompagnarlo in banca. Il 92enne accetta, fornisce il suo numero di cellulare e, poco dopo, sale su una Fiat Grande Punto che lo attende davanti al suo palazzo: dentro ci sono due uomini che lo portano fino a largo Barbella. Il pensionato scende, preleva i soldi allo sportello della vicina Banca dell’Adriatico e viene riaccompagnato a casa dai due sconosciuti. Poi, consegna i 2.300 euro e torna nel suo appartamento. Quando si accorge di essere stato truffato, è ormai troppo tardi. Durante tutta l’operazione, sul cellulare ha ricevuto 35 telefonate da un numero anonimo: chiaro l’intento della banda di tenere occupata l’utenza dall’anziano per evitare che potesse mettersi in contatto con il nipote e altri familiari. Quelle chiamate, come confermato dalle celle telefoniche, sono partite da Napoli da due numeri diversi, intestati a pakistani: è l’ulteriore dimostrazione dell’esistenza di «un centro direzionale a distanza».
IL SECONDO COLPO. Fatto sta che, subito dopo la truffa di Chieti, i due malviventi raggiungono Lanciano. Con il solito metodo, convincono una 79enne a tirare fuori 800 euro. Le indagini delle terza sezione della Mobile, con il sostituto commissario Ivan Finore e l’ispettore Lorenzo Gagliardi, scattano immediatamente. Il punto di partenza sono le immagini delle telecamere. Il sistema di videosorveglianza di un ristorante di largo Barbella ha ripreso la targa dell’auto utilizzata per accompagnare la vittima in banca: è intestata a una società di noleggio di Treviso. Quella stessa Fiat Grande Punto è transitata, a distanza di un paio d’ore, nella Ztl di via dei Bastioni a Lanciano. All’indomani, durante un controllo a Volturino (Foggia), i carabinieri bloccano la macchina sospetta e individuano i due uomini a bordo: Buccino e Schiano, appunto. Convocate dalla polizia per l’individuazione fotografica, le due vittime riconoscono i truffatori «senza ombra di dubbio». A questo punto il giudice Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, firma l’ordinanza di custodia cautelare per il reato di truffa continua e aggravata.
L’ORDINANZA. «Le modalità delle condotte», scrive il giudice, «sono sintomatiche di una capacità criminosa assoluta ed incoercibile, apparendo gli indagati inseriti in un contesto criminale organizzato di notevole rilievo, capace di procurare vetture a noleggio e utenze intestate a soggetti irreperibili e di assicurare una gestione continuativa e coordinata delle battute predatorie finalizzate a plurimi delitti omogenei, fuori dalla regione di provenienza». Per il giudice, dunque, entrambi i napoletani devono essere arrestati perché è elevato il «pericolo di reiterazione del reato»: «Gli indagati, pur se formalmente incensurati, risultano già noti per precedenti di polizia. Inoltre non risulta posseggano alcuna fonte di reddito: è presumibile che traggano da tali illeciti i mezzi ordinari per il proprio sostentamento».
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