In prima linea nella lotta al Covid: il prefetto premia i nuovi cavalieri

3 Giugno 2021

Tra gli insigniti medici impegnati contro la pandemia, carabinieri e rappresentanti della cultura Assegnate anche le medaglie d’onore ai familiari dei deportati e degli internati nei lager nazisti

CHIETI. Sobria, a causa delle restrizioni Covid, ma ugualmente emozionante, la Festa della Repubblica ha visto la consegna delle onorificenze al merito e delle medaglie d’onore. Riconoscimenti che sono andati anche a medici in prima linea nella battaglia contro il Covid. «Premiamo qualche rappresentante di quel mondo della sanità che spesso fa il suo lavoro senza mettersi in mostra», ha infatti annunciato il prefetto Armando Forgione. La cerimonia, organizzata dalla prefettura, è partita con l’alzabandiera e la deposizione della corona al monumento ai Caduti della villa comunale da parte del prefetto. Forgione, alla sua prima festa della Repubblica da prefetto, si è detto sinceramente emozionato. Dopo il suo discorso la funzionaria Cinzia Di Vincenzo ha proceduto alla lettura degli insigniti delle tre medaglie d’onore e delle 14 al merito della Repubblica, di cui 13 cavalieri e un commendatore.
Il commendatore è Antonio Teti, docente della d’Annunzio ed esperto di cyber security, un’autorità nel campo della sicurezza elettronica come testimoniano le sue numerose collaborazioni a livello nazionale. Il primo cavaliere insignito dell’onorificenza è stato proprio uno degli eroi del Covid: il dottor Antonio Ferrante. Come ha ricordato il sindaco di Atessa Giulio Borrelli, è stato lui a gestire i reparti Covid dell’ospedale di Atessa facendo da fondamentale punto di riferimento soprattutto nella prima fase dell’emergenza, quando nessuno sapeva ancora come comportarsi. A ritirare l'onorificenza sono stati poi chiamati Gabriele Chiacchiaretta e Mario Taglialatela, di San Giovanni Teatino. Poi Italo Innocenzo Gabriele di San Salvo. A seguire, a consegnare il riconoscimento all’appuntato scelto Roberto Giannavola di Vasto è arrivato anche il comandante della Legione carabinieri Abruzzo e Molise, generale Carlo Cerrina.
L’altra vastese ad aver meritato l’onorificenza è una delle donne della lotta al Covid, la responsabile del reparto di Malattie infettive del San Pio di Vasto, Maria Pina Sciotti: «È stata una lotta dura», ha detto, «soprattutto all’inizio, quando era chiuso l’ospedale di Termoli». Poi è stato chiamato il luogotenente dei carabinieri Settimo Braghetti, di Chieti, e, a seguire, il giornalista teatino ed esperto d’arte e storia cittadina Oscar D’Angelo. «Nel mio piccolo», ha detto D’Angelo, «da oggi mi sento anche un uomo delle istituzioni. Dedico questo riconoscimento a tutti coloro che in un clima di sereno confronto sono a disposizione della città, della sua crescita e della tutela della sua memoria». Il comandante del Cna, generale Riccardo Piermarini, ha presenziato alla consegna dell’onorificenza al luogotenente Roberto D’Annunzio. Poi è toccato all’avvocato teatino Costanzo Del Vecchio: «Sono contento che questa onorificenza promossa dall’Ente nazionale sordi, di cui sono segretario nazionale, sia arrivata quasi in concomitanza con l’importante riconoscimento della Lingua italiana dei segni. È stata una mia battaglia», ha detto Del Vecchio. Poi è stata la volta del luogotenente teatino Giuseppe Carmine Gambino, di Mario Valerio e di un’altra dottoressa in prima linea, Alessia Michetti, in forza al Pronto soccorso di Chieti: «Mi è sembrata una guerra», ha detto, «e io mi sono sentita in trincea insieme ai miei colleghi». Le medaglie d’onore vanno invece a tre deportati e internati nei lager nazisti. Si tratta Nicola Radomile, militare di Casalbordino morto in Germania nel 1945, la cui medaglia è stata ritirata dal figlio Ernesto, appena riconfermato presidente dell’Associazione dei combattenti di Casalbordino; di Antonio De Nardis, militare di Rapino morto in Germania nel 1945, la medaglia è stata ritirata dal figlio Beniamino De Nardis; e di Teodoro Di Nanno, militare di Filetto morto nel campo di concentramento do Dortmund nel 1944, la medaglia è stata ritirata dalla nipote Teodora Ferrante. «Fino a qualche mese fa», ha detto Ferrante, «non sapevo che mio nonno era morto a Dortmund. L’ho scoperto quando ho venduto una vecchia casa di famiglia: in soffitta ho ritrovato una lettera che mio nonno aveva scritto da Dortmund ma che probabilmente non era mai stata spedita ma consegnata in seguito dagli Americani. Mia nonna, troppo il dolore, non ce ne aveva mai parlato».
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