In procura l’aria appestata di Selvaiezzi

22 Novembre 2015

Gli effetti dell’inchiesta del Centro. Intervengono D’Alfonso e D’Alessandro (che domani denuncia Consorzio e depuratore)

CHIETI. I cattivi odori di Chieti Scalo finiscono in Procura. A portarli domani all’attenzione della magistratura sarà il consigliere regionale del Partito democratico Camillo D’Alessandro, che trascinerà il caso Selvaiezzi anche sui banchi dell’Emiciclo, sferrando un durissimo attacco alla gestione del consorzio di bonifica Centro e al suo presidente Roberto Roberti. «Presenterò un’interrogazione urgente sullo strano caso del consorzio di bonifica e dell’uso dell’impianto di depurazione di San Martino a Chieti, poi mi rivolgerò doverosamente in Procura. A nessuno è permesso aggredire il diritto alla qualità della vita dei cittadini». L’inchiesta del Centro, pubblicata ieri, ha sollevato il caso. Il primo a interessarsene è stato, sempre ieri, il governatore Luciano D’Alfonso. Il Centro ha individuato la zona dove l’aria è appestata e dove scaricano rifiuti chimici decine di Tir provenienti dal Nord Italia.La Regione va oltre, lancia un’accusa precisa: «Voglio capire quale sia la compatibilità e la capacità di depurare dell’impianto di San Martino del Consorzio di bonifica, adibito ai reflui civili, con rifiuti prodotti in tutt’Italia che molto probabilmente non hanno nulla a che fare con reflui civili». Questa è la prima domanda che D’Alessandro sottoporrà alla Procura e ai colleghi consiglieri regionali: «E’ compatibile», chiede ancora, «l’impianto di San Martino con rifiuti classificabili in altre categorie, per esempio tossici o pericolosi, dunque cancerogeni? Quale sarebbero gli effetti in termini di potenziale inquinamento e di compromissione dell’impianto stesso?». Nell’interrogazione urgente l’esponente del Pd vuole sapere «quali sono le ditte che hanno avuto accesso facilitato ai servizi dell’impianto del consorzio. Dobbiamo conoscere chi vi entra e cosa immette nell’impianto, leggendo retrospettivamente i documenti in giacenza». L’interrogazione non fa sconti. D’Alessandro chiede «quali sono le promiscuità imprenditoriali rilevabili, qualora ci fossero». E solleva altri dubbi: «Può un consorzio di bonifica svolgere attività industriale, ad esempio con riguardo alla depurazione diversa dalle acque reflue?».

Il consigliere punta il dito direttamente contro il presidente del consorzio teatino: «Da quando sono stato eletto, nel 2005», dice, «ho continuamente posto il tema della governance dei consorzi di bonifica, scontrandomi ogni volta con il presidente Roberti. Nella scorsa legislatura presentai una norma, approvata in Consiglio, che imponeva l’evidenza pubblica per le assunzioni e per gli affidamenti dei lavori. Ora si pone l’esigenza di una urgentissima riforma complessiva, ricordando che le riforme non si fanno per gli “intronati”, ma per gli utenti, in questo caso gli agricoltori». E perché no, anche per i cittadini di Selvaiezzi e San Martino avvolti dalla puzza.(a.i.)