Incentivi non pagati a quattromila infermieri

Il personale del comparto della Asl provinciale diffida l’azienda per i ritardi Nursing Up: i soldi non arrivano ma si continuano ad esternalizzare i servizi
LANCIANO. Il personale del comparto della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, circa 4mila persone tra infermieri, portantini e ausiliari, è sul piede di guerra e, attraverso sindacati ed rsu, diffida l’azienda. Sul tavolo delle trattative ci sono gli incentivi che la Asl deve pagare per il saldo 2015, l’acconto per quelli 2016 (pari solo questi ultimi a circa 800.000 euro) e le progressioni orizzontali. Questioni economiche che ultimamente creano non pochi grattacapi all’azienda. Il Nursing Up, poi, oltre agli incentivi chiede conto al manager Pasquale Flacco della questione amianto al Renzetti, con lavori che non si vedono, dell’esternalizzazione di quasi tutti i servizi, come lavanderia (con scandalo lavanolo-Publiclean incorporato), cucine, operatori socio sanitari (Oss), e degli organici al collasso. «Dopo il pensionamento di infermieri e professionisti sanitari degli ultimi anni, gli organici sono ormai al collasso», denuncia Patrizia Bianchi, consigliere regionale del sindacato che da tempo invia richieste di chiarimento alla Asl, senza avere risposte. «Basterebbe solo farsi un giro», dice, «durante una giornata lavorativa qualunque, in Pronto soccorso, grande trincea con 45mila accessi l’anno, dove ci sono 14 infermieri precari di neo assunzione». Personale al collasso che lavora in condizioni difficili e non pagato per quanto riguarda gli incentivi e le progressioni di fascia. «Si è in attesa da mesi del passaggio di fascia economica», dice Bianchi, «nonostante la graduatoria sia pronta da tempo. E che dire degli incentivi? C’è il saldo 2015 da chiudere da mesi. Ed è tutto pronto: delibera fatta, obiettivi valutati dal Nav (nucleo aziendale di valutazione, ndc): mancano i soldi, che variano in base al raggiungimento degli obiettivi con un massimo di circa 500 euro a persona». C’è poi l’acconto degli incentivi 2016 da pagare: circa 200 euro a persona per un totale di 800.000 euro. E mentre il personale del comparto attende i soldi, la Asl esternalizza i servizi con costi che, per il sindacato, devono essere chiariti. «Siamo sicuri che tutte queste esternalizzazioni sono convenienti rispetto a quanto si spenderebbe con personale dedicato interno e di ruolo?», chiede il Nursing Up, «e sono trasparenti? Vedi ad esempio il servizio lavanderia, con arresti e perdite milionarie per l’azienda. E che dire degli Oss, il personale di supporto, da noi formati a centinaia e mai inquadrati: che fine ha fatto il famigerato concorso per il loro inquadramento? Ora anche la cucina è stata esternalizzata, con nuovi “padroncini” che dichiarano il nostro personale inabile, riversandolo nelle corsie ad espletare lavori non propri». Infine capitolo amianto in alcuni reparti del Renzetti ancora da togliere a due anni dai controlli della Forestale. «All’epoca ci hanno accusato di fare terrorismo psicologico sulla presenza di amianto fantasma», chiude Bianchi, «poi sono stati stanziati 900.000 euro per lo smaltimento, è stato nominato in tutta fretta un responsabile per l’amianto, ma i lavori sono fermi al palo: perché? Credo sia arrivato il momento di darsi una mossa per recuperare ciò che abbiamo perso: la credibilità, l’onestà e la dedizione verso utenti disperati, operatori stanchi di dover rischiare in un sistema ormai vecchio e sempre più demotivato».
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