Incidenti, stadio a rischio chiusura e Daspo in arrivo per trenta tifosi

All’Aragona feriti, oltre a una 15enne, anche il dirigente del commissariato Capaldo e un agente Il sindaco Menna: «La mia fiducia ai tifosi della Vastese non è stata ripagata, i violenti vanno isolati»
VASTO. Una denuncia per reati da stadio e Daspo per un lungo periodo. È quello che rischiano i trenta ultras che domenica al termine dell'incontro Vastese-Termoli hanno invaso il tappeto di gioco e lanciato oggetti contro la tifoseria avversaria. La vicenda ha provocato tre feriti, una ragazza di quindici anni, un agente e il dirigente del commissariato di Vasto, Fabio Capaldo. Anche quest'ultimo, a causa di una contusione, è stato costretto a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso dell'ospedale San Pio. L'autore dell'aggressione al dirigente del commissariato pare sia stato identificato. La questura di Chieti, il commissariato di Vasto e gli agenti della polizia scientifica stanno lavorando per individuare tutti i responsabili dell’invasione di campo e del lancio di oggetti. La polizia ha a disposizione diversi filmati realizzati da personale della Scientifica presente sul posto. In uno dei filmati vengono ripresi una trentina di tifosi che dopo essere arrivati davanti al settore dei tifosi ospiti, lanciano oggetti al loro indirizzo. Non c'è stato nessun contatto fra le due tifoserie all’esterno dello stadio. Anche le telecamere mobili saranno decisive per identificare i responsabili dei disordini.
IL BILANCIO DEI FERITIIl bilancio del turbolento fine partita è di tre feriti. Una quindicenne colpita al volto da una bottiglia lanciata dall'esterno dello stadio. La ragazza è stata colpita mentre si apprestava ad uscire dall’Aragona. Mentre la quindicenne scendeva dagli spalti, dall’esterno è piovuta una bottiglia di vetro, che è rimbalzata sulla scalinata ed è schizzata contro il viso della ragazza colpendola sopra il labbro. Subito dopo di lei sono stati feriti il dirigente del commissariato e un agente. Il primo nel tentativo di bloccare l'invasione di campo è stato colpito al torace e costretto a raggiungere il pronto soccorso. Contuso anche un agente. Per entrambi la prognosi è di una settimana. In commissariato nessuno per il momento vuole commentare l'accaduto. Il tifoso che avrebbe colpito il dirigente sarebbe già stato identificato. Il condizionale è d'obbligo, dal momento che la polizia non intende rilasciare dichiarazioni fino a quando non saranno individuati tutti i protagonisti della violenta sequenza.
I PROVVEDIMENTISi chiama Daspo la misura prevista dalla legge per contrastare il fenomeno dei tifosi violenti allo stadio. Una sorta di deterrente per chi non riesce a mantenere il controllo di sé stesso prima, durante e dopo una partita di calcio. “Se ti comporti male”, dice la normativa, “sappi che allo stadio non ci torni per un bel po’”. Il provvedimento viene deciso dal questore dietro la segnalazione delle forze dell’ordine. La decisione dell’autorità consiste nell’impedire che il tifoso violento possa accedere agli impianti sportivi per un periodo di tempo che va da uno a cinque anni. È quello che accadrà ai tifosi vastesi che saranno identificati.
L’IRA DEL SINDACOIl primo cittadino Francesco Menna aveva suggerito la partita a porte chiuse per evitare quello che è successo. «Quando a ottobre», ricorda Menna, «l’Osservatorio sulla sicurezza chiuse lo stadio Aragona, ricevetti insulti. Lo stesso a febbraio. Dopo quello che è successo domenica, appare evidente che c'erano fondati motivi per disputare l'incontro a porte chiuse. Quello che è successo domenica avrà come conseguenza dei Daspo e la chiusura dello stadio la prossima stagione. Ai tifosi è stata data fiducia e non l'hanno ripagata», commenta amaramente Menna. «La sconfitta e la retrocessione non giustificano quello che è accaduto: l’invasione di campo e il ferimento di tre persone non hanno nulla a che vedere con lo sport e la fede calcistica. Non tutti i tifosi sono uguali. Ma per salvare il tifo sano vanno isolati i violenti. Chi usa la violenza non deve entrare allo stadio. Lo stadio va restituito alla famiglie e non a chi usa lo sport come pretesto per aggredire».
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